The happiest days of our lives - 2

I 100 giorni sono passati da un pezzo, lasciando forse rincarati i nervosismi nella comunità-classe:
Vacanze di Pasqua, andate pure quelle, con le angherie di Marzo capriccioso che ha ricoperto mezza Italia di zucchero a velo.
L'Armistizio è finito ed ora tocca ricominciare il conto di quanti giorni rimangono da trascorrere lì, in quel ... "giardino" governato da degni ... "signori" capaci –pare- solo di estenuanti soliloqui. Non è un centro psichiatrico: a casa le proprio vite, a lavoro impegno e poca teatralità.
Al primo countdown - quello principale e più vissuto - se ne aggiunge poi un altro, che ricorda che il mio ultimo mese da 18enne sta per scadere: ad essere onesti, è da un po' che dico di averne 19, come se l'arrivo del 2008 avesse aumentato automaticamente di un'unità la mia età (cacofonia orrenda). 18 o 19 poco cambia: ciò che importa è il fatto che da qualche tempo a questa parte, l'ho sentito di più il peso di essere entrata nella società di quelli che contano, guidano e votano. Ed avere 19 anni (anche se ancora non del tutto pieni) mi permette di rinnegare quella che, secondo molti, è una verità incontestabile. Ne ho facoltà, perchè sono al di dentro di questo piccolo mondo perverso, visto da loro in maniera così arcadica, un'età dell'oro. Cos'è invece? Una grigia età del ferro, dove il passatempo primario è farsi la guerra? Perfetto, in questo gioco che, fortunatamente, è agli sgoccioli mi autoassegno il ruolo di esule.
 
E poi la verità dov'è? Un po' qui, un po' là: e se è qui, poi accade che le chiacchiere di pollaio finiscono per farla rimbalzare dall'altra parte. Per carità, è bene ascoltare tutti - e per tutti intendo tutte le campane- ma è ancora meglio farsi i sacrosanti affari propri. Campò cent'anni il poro Tizio...

Digitato da Daphne89
giovedì, 27 marzo 2008 alle 17:33
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Diario di una sera di metà inverno

Ormai è diventata consuetudine che questo blog raccolga le riflessioni di fine mese.
31 gennaio, domani si gira di nuovo pagina: entra un nuovo mese. Si chiude il primo capitolo del 2008, primo vero momento in cui ho avvertito la maggiore età.
E' una giornata uggiosa: me ne sto chiusa in casa e penso e cerco di scrivere tutto quello che mi si affolla in testa, che mi tinge l’animo ora di colori distesi, ora di tinte accese. Tento di buttar giù quello che mi si accalca nelle dita, ma le mani mi rimangono quasi paralizzate sulla tastiera. Come se volessi deviare il pensiero su altri oggetti, aggirare punti che non mi piacciono, ma a cui sono rimasta indissolubilmente ancorata a causa di un attrito molto forte. E lo sguardo, quello si fissa fuori, al di là dei vetri rigati di pioggia della finestra dello studio.
Gli occhi guardano oltre nello spazio, il pensiero corre avanti nel tempo.
Sì, con amara soddisfazione ogni giorno strappo un foglietto del calendario e mi dico di tener duro, di sopportare ancora un po’. Allegria, è passato un altro giorno. Poi, guardo in terra i pezzi di carta accartocciati senza cura e distrattamente buttati, fogli a cui prima ero solita raccontare i miei piani, e che ora giacciono relitti sul pavimento.
Il cestino è per i sogni falliti, per i tiri andati fuori rete, non per schemi vuoti e giorni non vissuti.
Giorni ormai morti, passati e senza diritto di cittadinanza né nel Paradiso dei successi, né nell’Inferno dell'umiliazione.
Il tempo passa ed in terra le cartacce aumentano.
Le stagioni passano?
Avverto sempre lo stesso clima di freddezza, da troppo ormai per fingere di star bene.
La luna non c’è, dov’è?
Sono prigioniera di questa gabbia, non ho indumenti caldi, armi o difese: l’unico mezzo di riscatto è l’attesa e la speranza che a luna esista. Ho sempre amato guardare in su, fantasticare su spazi immensi e mondi più puri. Alzando il naso non vedo che grigio: rimango lì, impotente, senza neanche uno straccio di ombrello per ripararmi: l’acqua mi scivola sulle guance, mi bagna le labbra e le ciglia.
Entra in me, che covo questa febbre fino alla nausea.

Digitato da Daphne89
giovedì, 31 gennaio 2008 alle 23:00
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