Se la paura fa 90, la iella? 17!

Oggi è martedì 17. Siamo superstiziosi? Ovvio che no. Il 17 ci fa un baffo.
Al contrario oggi deve essere una bella giornata: l’appuntamento con il gestore del Papy è previsto per le 19.30. Più puntuali di tre svizzeri ci rechiamo nel luogo stabilito: il piazzale antistante la discoteca.
Aspettiamo e non si vede nessuno.
Aspettiamo e cominciamo riflettere, studiando il luogo.
Certo che fa proprio schifo: il parcheggio non è asfaltato, il cancello è tutto arrugginito, tra lo stabile e la ferrovia c’è una landa desolatissima ricoperta di spazzatura. Insomma, di giorno fa un altro effetto.
Aspettiamo ed arriva una Fiat alquanto scassata.
Dentro ci sono due loschi figuri; uno scende: scarpe argentate, codino untuoso, cellulare all’orecchio. Signore, fa che non debba avere nulla a che fare con questi XD. Il tizio rimane lì, si dà una grattatina dalle parti del sedere, ci fissa senza proferire parola. Poi si volta e scompare dietro l’edificio, mentre il suo compare fa marcia indietro e se ne va. Deo gratias, non era quello.
Aspettiamo, ma ancora niente.
Le lancette dell’orologio vanno avanti di un buon quarto d’ora; cerchiamo di telefonare al tipo, ma l’unica risposta la riceviamo dalla segreteria telefonica.
Aspettiamo altri due minuti e ci scoglioniamo definitivamente.
Papy cancellato dalla lista delle ipotesi causa degrado ambientale e irresponsabilità da parte del proprietario. Così ci dirigiamo al Cucco’s, con un triste presentimento nel cuore. “Non c’è due senza tre”. Lo Zeta è andato, il Papy pure… manca l’ultima sola per completare la tripletta. Entriamo nel pub e subito la titolare ci informa circa l’impossibilità di affittare una stanza per un compleanno. Usciamo e non faccio in tempo a dire “La sfiga mi ama” che un gatto nero mi attraversa la strada*
Tornata a casa chiedo a mia madre di rammentarmi di lavare i denti prima delle 22, visto che la società dell’acqua ha comunicato un’interruzione dell’erogazione per la notte tra il 17 ed il 18 aprile. Tra cena e telefonate sono stata in ballo fino all’ora “ics”. Di corsa mi fiondo in bagno, impugno lo spazzolino a guisa di brando e… suona la campana delle 22! Corri Cenerentola, lavati ‘sti benedetti denti, altrimenti ti rimane il dentifricio in bocca.
Alla fine, almeno un’impresa sono riuscita a portarla a termine.
 
Prima di andarmene a nanna farò un salto su Ebay per cercare un manuale che insegni qualche trucchetto per debellare la sfiga [anche se il buon vecchio piatto pieno d’acqua non tradisce mai…]
 
*giuro che nessun particolare è stato inventato per rendere più patetica la situazione.
 
Guardiamo i lati positivi. La giornata di oggi mi ha portato a formulare una nuova legge psico-matematica: sfiga*pazienza=costante. All'aumentare della prima grandezza, diminuisce la seconda, secondo un rapporto di proporzionalità inversa
C'è inoltre una seconda legge che impone alle quasi diciottenni di acquistare scarpe il cui tacco è tanto alto quanta è stata la fatica per organizzare la festa. 178+8=186 Muahahahah

Digitato da Daphne89
martedì, 17 aprile 2007 alle 23:38
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Iella

A grande richiesta (???) del fato, ecco un nuovo intervento della serie "baciati dalla sfiga" scritto dall'ormai habituée quattordicenne-stufa-di-vivere.
Oggi, nel primo pomeriggio, dovevo andare a fare due chiacchiere con la proprietaria del locale che avevo intenzione di affittare per il diciottesimo. Ormai ero sicura di farlo lì, avevo chiamato la tizia da una settimana abbondante e mi aveva detto che la cosa era bella che organizzata. Il responso finale, tuttavia è stato: “Alternative ne hai?” Cosa?? Ora?? Cioè, ci rendiamo conto? Mancano 9 giorni alla festa e mi ritrovo senza uno straccio di locale? Adesso che ho già distribuito gli inviti? Vabbé, cancelliamo tutto e ricominciamo da capo.

(scommetto che in questo momento qualcuno sta gongolando...)

Vado ai giardini per riflettere sulle alternative concrete. Poco dopo mi rendo conto di non avere le chiavi di casa: sul cellulare ho pochi centesimi residui che uso per chiamare i miei. Non rispondono, sono rimasta chiusa fuori sul serio. Con me non ho soldi, né giacchino.
Fortunatamente (avverbio che cozza e stride con il titolo del post) ero in compagnia: sono stata a zonzo fino all’ora di cena. Piazza, giardini, carrozzelle corredate di puzza di frittura, Rocchetta.  Da lì, invitata dal sole prossimo al tramonto, decido di tornarmene a casa a piedi. Per strada penso e rimugino e mi viene in mente che la notte scorsa non riuscivo a dormire per via di un sogno agitato: questo benedetto compleanno mi contamina pure il riposo. Cavolo, sognavo proprio di non poter più fare la festa nel posto stabilito. Cavolo due volte: devo completare la scheda di letteratura inglese. E chi ha voglia?
 
Problemi, problemi, problemi: di organizzazione, logistici, che non dipendono da me e che nascono da mie iniziative. Il tempo stringe e non ho un minuto libero per dedicarmi a ciò che vorrei.

Ed in più ci sono altri problemi, non miei, per i quali sarebbe opportuno fermarsi un attimo e dire due parole. O semplicemente scriverle. 
Non posso rimandare.

 


Digitato da Daphne89
domenica, 15 aprile 2007 alle 22:26
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Peripezie del mercoledì sera

Tipica giornata in cui tutto fila liscio come l’olio.

Può accadere di non avere dei risvegli troppo piacevoli ed iniziare il nuovo giorno con il piede sbagliato. Certe volte, accidentalmente, la tazza della colazione cade e va in frantumi, versando latte sul cuscino della sedia (latte che si caglia, ricordiamolo) e schizzando la camicetta pulita (e soprattutto nuova). Oppure può capitare che si spunti il kajal o che si fulmini la lampadina dello studio proprio quando si ha una fretta indiavolata. Cose che quotidianamente possono crinare la perfezione delle nostre giornate

Stasera niente latte sparso in giro, né contrattempi dovuti a trucchi fasulli. Sola soletta mi apprestavo a trascorrere una tranquilla serata in casa, con tantissime cosucce da fare. Mi lavo i capelli e mi faccio un turbante alla Moira Orfei. Così conciata mi congedo dagli amici di messeger e salgo in cucina per preparare un dolce per il pranzo di domani. Sfoglio il libro delle ricette in cerca di un’idea: alla fine opto per i muffin alla marmellata. Di buon grado tiro fuori tutti gli ingredienti e comincio l’opera: un po’ di zucchero, latte, due uova, farina, un altro pizzico di zucchero perché l’impasto risulta poco dolce. Amalgamo bene e tiro fuori dalla credenza i pirottini. Che nome del cavolo. Poi quando si va al supermercato i commessi non sanno mai dove si trovano questi benedetti “pirottini”… Presi gli aggeggini di carta, ci faccio colare dentro l’impasto ed inforno il tutto a 180°. Una volta assicurati i miei piccoli muffin, scendo in bagno per darmi un’asciugata ai capelli. Non faccio nemmeno in tempo ad attaccare il phon che la corrente salta.

No luce, no computer, no stufetta, no asciugacapelli, no forno.

Dopo cinque secondi attacco di nevrosi. L'uomo di oggi è così abituato ai comfort da non riuscire a mantenersi lucido e calmo durante un banale blackout. Cosa fare? Accendo la luce. No, non puoi. Nel frattempo che aspetto, però, posso sempre asciugarmi i capelli. No, non puoi. Eh ma allora è una noia mortale! Chatterò un po'. Non puoi. E che diamine, sento pure freddo. Non posso nemmeno leggere perchè è notte e non c'è luce artificiale.

No luce, no computer, no stufetta, no asciugacapelli, no forno.

NO FORNO!

Ci rendiamo conto??? Il forno, a cottura avviata, si permette di andare in break così, lasciando afflosciare i poveri muffin! Me tapina. Capelli bagnati, completamente sola in una casa buia e con 30 creature da salvare! Risalgo il fiume e giungo in cucina, dove a tastoni cerco il mio cellulare, unica fonte luminosa indipendente dalla corrente elettrica. Bottata di culo: la batteria è abbastanza carica. Tié, rispondo pure ad un messaggio. Poi, con l’ausilio del suddetto telefonino, cerco di toccare qualche levetta dell’interruttore generale. Non succede niente. Con un cappotto in testa esco di casa, ma neanche manomettendo il contatore non cambia nulla. Panico totale: i dolci stanno lentamente morendo nel forno e domani li dovrei portare per pranzo… Rientro in casa e, finalmente, si riesce a far scattare l'interruttore generale. La tromba delle scale si illumina a giorno, sento il suono del pc che si riaccende.
Dolci rumori, soavi bagliori.

Senza perdere altro tempo [tra tutto mi sono fumata 10 minuti buoni] corro a soccorrere i miei figliuoli di latte e farina, che, poverini, giacevano terrorizzati sulla teglia.
 
La situazione l'ho recuperata egregiamente, ma …
venitemi a dire che non esiste il malocchio!  XD
 

Digitato da Daphne89
giovedì, 29 marzo 2007 alle 00:59
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