I soldi, chi se li intasca?

Non ci sono i fondi, ma intanto teniamo personale Ata fortemente incompetente ed inefficiente. Perché chiedere dunque contributi agli studenti per pagare le fotocopie, quando le bidelle sprecano ogni giorno mazzi di fogli A4 a causa del'incapacità nell'utilizzare una semplice  fotocopiatrice?
Non ci sono i fondi, ma qualche spicciolo per mandare inutili lettere a casa di ragazzi che hanno fatto un’assenza di gruppo esce sempre fuori. Per un’astensione collettiva (evento isolato, per di più in giorno in cui non erano previste verifiche) la preside si è venduta l’anima al diavolo, ma le assenze ripetute e le uscite anticipate volte solo a salvarsi la pelle dalle interrogazioni non vengono mai notate o punite. Ed intanto la scuola può permettersi di spendere tanti quattrini in francobolli, quando sarebbe molto più efficace, e meno svantaggioso, discuterne in sede di consiglio di classe. Evidentemente bisogna favorire le poste italiane mediante l’acquisto di pacchi di francobolli.
Non ci sono i fondi e non si riparano i termosifoni: il malcontento dilaga, le bidelle battono i denti e non puliscono, gli insegnanti si lamentano per l’inefficienza del personale, sottraendo tempo prezioso alle lezioni. Gli studenti colgono il pretesto per scioperare, azione che costerà loro un altro rimbrotto da parte della preside, ovviamente per via epistolare. E giù con le superflue spese postali.
Non ci sono i fondi, tuttavia si chiamano giornalisti professionisti per coordinare la rivista d'istituto, facilmente gestibile da una gruppo di adolescenti. Poi per stampare un numero di copie largamente sovrabbondante, si ricorre all'esosissima tipografia dietro l'angolo.
Non ci sono i fondi e si comanda che i ragazzi del laboratorio musicale eseguano solo 6 pezzi al concerto di Natale. Visto che il servizio non è retribuito, perché ridurre questo spazio riservato all’interazione tra gli studenti, la cui presenza è il fondamento dell’intera istituzione scolastica?
Ed ora, sempre perché pare che la scuola sia al verde, chiudono anche il laboratorio teatrale. Era una delle uniche attività serie pomeridiane che il liceo offriva all’utenza. Capisco che non era frequentato da molti alunni, ma in due anni ha sempre presentato un prodotto finale di qualità. La scuola, soprattutto nella persona della preside, dovrebbe incoraggiare queste manifestazioni di creatività libera ed intelligente.
Basta aderire a progetti solo per permettere a certi insegnanti di intascarsi un gruzzolo extra!
Bisogna valorizzare quelli validi dal punto di vista formativo.
 
Non ci sono i fondi, ma intanto la scuola i soldi dall' "alto" li continua a ricevere.
Mi domando: che fine fanno tutti questi dindi?
Abbasso il dispotismo oscurato.
Non ci sono i fondi?? Ed io mi ammutino, insorgo, metto la bomba.
Poi provassero a mandarmi un’altra lettera!

Digitato da Daphne89
lunedì, 06 novembre 2006 alle 23:01
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O tempora, o mores

Il mondo va a rotoli.
Affermazione mai troppo scontata per non essere ripetuta fino all’esasperazione.
Persone innocenti vengono accusate di reati che non hanno commesso e redarguite mediante missive che costituiscono un affronto alla lingua italiana (ulteriore prova che la laurea in lettere si ottiene con i punti Conad).
In più, tanto per ammettere la propria posizione, dimostrando coerenza, l’accusa accetta oboli, chiari simboli del motivo del costrasto, dalla parte offesa.
 
Chi mi doveva capire ha capito. Ergo, amici miei, armiamoci per combattere chi si prodiga per la nostra rovina! Se la sintassi dovesse risultare contorta, ringraziamo i nostri grandi maestri di oratoria.

Povero Cicero, guarda un po' chi porta il tuo nome oggi!

Digitato da Daphne89
martedì, 31 ottobre 2006 alle 15:52
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Chi fa da sé, fa per tre!

La sanità in Italia è un vero schifo! Scusatemi per la brutalità, ma devo sfogarmi: sabato pomeriggio poco ci è mancato che mandassi a quel paese la guardia medica. Anzi, definire "guardia medica" una tale incompetente è un insulto a chi, invece, è capace di svolgere il suo mestiere!

Causa problema all’unghia dell’alluce destro, mi sono decisa ad andare al pronto soccorso. Non pretendevo di risolvere seduta stante, ma almeno speravo in un’indicazione, un consiglio o roba del genere; magari avrei trovato un infermiere capace di sistemare le unghie incarnite, o, semplicemente, saputo con precisione a quale persona rivolgermi.

La scena è stata epica: entro al pronto soccorso e ci trovo una donna, di corporatura esile, seduta in sala d’attesa. Niente camice o altri segni da “medico”: indossava un giacchino jeans e parlava svogliatamente al telefono con un’ipotetica madre. Credendo che si trattasse di una paziente, stavo per accomodarmi, quando questa, sospendendo momentaneamente la conversazione telefonica (senza tuttavia staccarsi dal cellulare), domanda con tono sospettoso: “Che volete?”.
Come che vogliamo? Cosa si potrà mai fare al pronto soccorso? Un torneo di briscola? E magari per premio ti danno una confezione famiglia di paracetamolo! Leggermente urtata espongo la ragione che mi ha spinto a seccarla in quel momento di ozio, ma quella… neanche mi si filava! Continuava a cincischiare al cellulare! A questo punto subentra il “giramento pollici”: dopo un intervallo di tempo sufficientemente lungo da aumentare il mio disappunto, ottengo finalmente una risposta: “Uhm.. vediamo… beh, è sabato… un’occhiata te la posso dare: vieni di là”. Amen, un passo lo abbiamo fatto. Mi siedo sul lettino dell’ambulatorio e mi tolgo scarpe e calzini. Quella mi guarda con un certo disgusto, come se stesse pensando: “Oddio –no!- che schifo! Piedi: bleah!”. Ammetto che non è il massimo, ma è pur sempre una parte del corpo. La tipa si allontana farfugliando un “Vedo di trovare due guanti”. Io faccio appello a tutta la mia pazienza: non è difficile, infatti, intuire che non si concluderà un bel nulla. Ritornata, la “donna” si decide ad esaminarmi il piede. Verdetto: “L’unghia ha una certa tendenza ad incarnirsi, vede?” Ma va’! Sono venuta per questo! E allora? “Per prima cosa dovrebbe andare dal suo medico curante, farsi dare una “curetta” e prenotare presso una farmacia una visita specialistica. Poi si vedrà. Nel frattempo disinfetti bene e prenda 2 tachipirine al giorno per non avvertire il dolore”. Grazie al cavolo! Al che sono sbottata: “Il mio piede se ne frega di tutte le trafile burocratiche! Se aspetto altri dieci giorni divento zoppa!”. “Intanto disinfettalo” E che ti pensi che faccia?! Se una persona in pericolo di vita si trovasse a dover rispettare tutte quelle maledette procedure per una farsi visitare, può tranquillamente ritenersi spacciata! “Signore, morirà tra tre giorni se non interveniamo. Prima però deve seguire la procedura per richiedere la visita” “Ah sì? Ed in quanto tempo si ottiene la prenotazione?” “Bah, è sufficiente una settimana”. Addio caro mio, ucciso da due killer che vanno a braccetto: Sanità&Burocrazia. Non è il mio caso, ben s’intenda, ma l’antifona è la stessa!

In sintesi: stando a sentire quella-lì (che non chiamo guardia medica), per risolvere un’unghia incarnita dovrei passare prima per tre o quattro ambulatori/uffici. Faccio prima a prenotare una seduta da un podologo o, più semplicemente, dall’estetista.

Concludendo: quale utilità ha avuto andare al pronto soccorso? Niente, ma in compenso mi sono resa conto del degrado dell’ambiente sanitario: e ci paghiamo pure le tasse per mantenere gente che vive di Sudoku!

Digitato da Daphne89
lunedì, 11 settembre 2006 alle 12:14
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