Piuma nera

La piuma di Dumbo sta per trasformarsi in un paio di ali vere.
 
Oggi ho commesso il crimine, o meglio, l’ho programmato: il 31 di luglio dovrei patentarmi. Uso il condizionale perché non si sa mai: è possibile che durante la guida faccia qualcosa di sconveniente che urti in modo particolare l’ingegnere pachidermico seduto dietro. Potrei transitare in terza su un tratto di strada a fondo irregolare, cosa che lo sballotterà da una parte all’altra della Yaris; oppure, da brava polla, dimenticare la cintura di sicurezza o, ancora, giungendo distratta ad un semaforo rosso inchiodare all’ultimo momento facendo dare una bella musata al tizio della motorizzazione. Pardon, del DTT. Costui, indispettito più per i danni arrecati alla sua chioma rarefatta che per le infrazioni da me commesse, asciugandosi con un fazzoletto il sudore sul suo enorme faccione rosso, mi intimerà di accostare, sbriciolando con crudeltà il tesserino rosa recante la mia effigie.
Sarei potuta arrivare all’agognata patente con qualche giorno di anticipo rispetto alla data prenotata, ma per la prima sessione d'esame del mese sarò fuori sede. Settimana più, settimana meno... oramai non mi importa più di tanto. Adesso ho il carissimo foglio rosa, quello con il nome scritto correttamente: ArianNa, due enne. Ho molto tempo per continuare ad esercitarmi ed affinare la tecnica di guida. Tutto sommato sono felice dei progressi fatti: ho cominciato a fare guide serie (quelle in mezzo al traffico e con la “piuma”) circa una mesata fa ed ancora mi si spegneva la macchina agli stop. Il mio curriculum guidae è ora ben più dignitoso: oltre a due sorpassi, da oggi posso vantare una nuova impresa: la prima traversata transcomunale decentemente lunga. Gualdo-Gubbio, andata e ritorno, in superstrada, cosa mi ha permesso di trattare il pedale dell’acceleratore con un po’ più di decisione. E’ un piccolo passo per la famiglia Baldinelli, ma uno spostamento da gigante per una povera pivella al volante <Magno cum gasamento>.
Ovviamente –e qui subentra la dose più massiccia di orgoglio-  niente P di pericolo sul lunotto: quegli infamoni che si incontrano in strada trattano con sufficienza i patentandi tanto da negar loro precedenze o altre cortesie previste dal codice della strada (vedi uso dei proiettori a luce anabbagliante).
A mali estremi, estremi rimedi.
 
 

Digitato da Daphne89
martedì, 26 giugno 2007 alle 23:59
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P di Pericolo?

Un foglio può valere più di un misero pezzo di carta. Bianco, leggero, formato A4: non si tratta di un foglio bianco comune, è IL foglio bianco. Su di esso ci sono scritte poche cose essenziali: nome*, cognome, codice fiscale, data di rilascio. Informazioni fredde, burocrazia pura insomma. Ma al di là di  quei quattro dati si cela qualcosa di più profondo e trascendente: libertà, il foglio è stato immerso in un mistico siero di libertà. Grazie al suddetto, infatti, mi è consentito posare le chiappe al posto di guida, carezzare il volante, allungare i piedi sui pedali. Il tutto legalmente (e ci tengo a sottolinearlo). Non che prima non lo facessi, ma ora, che le scappatelle non sono più clandestine, è un'altra musica. Oltre che a infestare a diritto la carreggiata, sono pure autorizzata ad affiggere una mega P (times 500px) sul lunotto posteriore. P, cioè "Occhio automobilisti, ci sono pure io" (parafrasando: cominciate a dire le vostre preghiere).

*Tra l'altro nome sbagliato. Il titolare della scuola guida è riuscito a ribattezzarmi per l'ennesima volta. Dopo Oriana, Adriana, Marianna e Francesca (yuppy! -.-") è il turno di... "AriaNa", una sola enne. Ma come diavolo si fa? Ovviamente ho contestato subito l'errore, in modo da avere un foglio rosa compilato come Dio comanda. Al tempo stesso il foglio bianco, me lo sono tenuto gelosamente. Tié :P

Dopo questo alquanto breve e schizzato preambolo, spendo qualche parola sui risvolti concreti della mia ultima conquista. Quest'oggi, abusando della libertà e del potere conferitomi da tale documento, ho chiesto a mia madre di portarmi a fare un po' di guide. Dovevamo andare a Valsorda, così, già che eravamo sulla via, la mia genitrice mi ha gentilmente ceduto la postazione-pilota. Partenza in salita: la spunto subito, senza nemmeno ricorrere al freno a mano. Ciò mi gasa oltremodo: non bastava l'impeto di orgoglio derivato dal foglio bianco e dalla P! Il viaggio procede liscio come l'olio: faccio gli stop, rispetto le precedenze, non mi emoziono poi così tanto incontrando altri veicoli (e ricordiamo che di domenica la strada che va a Valsorda è un po' più trafficata del solito :D). In breve arriviamo a destinazione, con il vanto di poter dire di aver portato lì qualcuno e non di essere stata portata.

Me felice, me realizzata.

Digitato da Daphne89
domenica, 13 maggio 2007 alle 23:09
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