Bollettino di fine Gennaio

 
Lo aveva detto anche il telegiornale che questa era destinata ad essere una settimana del cavolo, forse la peggiore dell'anno. Lunedì, quando ho sentito questa notizia, ho concordato in pieno. Non per portare iella da soli, ma come poter dargli torto, per di più se a dirlo è una fonte così autorevole?
Le feste sono lontane, i soldi mancano sempre, il lavoro è oberante, l'influenza infuria, il freddo impazza.
Poi, roba di metà settimana, il governo è caduto. Ieri il Sig. Mortadella ha dichiarato di mettersi a fare il nonno a tempo pieno. Almeno lui sembra alleggerito.
Gli Italiani non si sono smentiti nemmeno questa volta dando spettacolo davanti alle telecamere. Gli Italiani, quelli che l’Italia dovrebbero condurla dai seggi comodi del parlamento, hanno dato una dimostrazione pessima agli Italiani. O è semplicemente un riflesso: gli Italiani rappresentati coerentemente dagli Italiani.
Ed in questo piccolo fazzoletto d'Italia la situazione è simile.
La settimana di Arianna si preannunciava in linea con i programmi nazionali. Berlino alle spalle, energia in rosso, lavoro oberante e la febbre, che torna sempre più spesso.
E continuo a sognare ascensori, biciclette, aerei, automobili e strade.

Digitato da Daphne89
sabato, 26 gennaio 2008 alle 16:11
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Bianco

Giorni all’insegna del bianco,
 che domina il paesaggio, che domina la mia faccia completamente disintossicata da fondotinta e porcherie cosmetiche varie, che si estende al maglione e che mi incolla le dita.

Giorni di neve e di relax,
un surrogato di Nirvana raggiunto mediante l’applicazione prolungata a pastelli, tempere, decoupage, patchwork e la divina mediazione di Sua Maestà la colla Vinilica.

Intanto ho assaggiato un po’ di vacanze: direi che come anticipazione è stata molto gustosa, forse più delle ferie vere e proprie. Il 23 sarò ufficialmente dispensata dalle seccature scolastiche. Niente di più appagante di starsene al calduccio di casa in una mattina di metà Dicembre, senza che la cosa sia annotata come assenza nel registro di classe, né che si tratti di qualche domenica o data particolare del calendario. Un giorno ordinariamente infrasettimanale, ma autogestito a partire dalla sveglia alle 10 passare. A legittimare l’affare ci ha pensato la sacrosanta ordinanza di chiusura delle scuole fatta dal sindaco.
Sabato di neve ce n’era poca, ma di studenti in classe mia nemmeno mezzo: sono arrivata al liceo alle 10 (Buongiorno!) e dopo 15 minuti scarsi ero di nuovo a casa. Domenica dovevo andare a Roma, ma, visto che la notte ci aveva regalato altri 30 cm buoni di neve, non mi sono mossa proprio… almeno fin quando non ho messo la tuta da sci e me ne sono andata a ciaspolare con babbo. Pomeriggio passato di nuovo in mezzo alla bufera, ma stavolta con il vecchio caro fido bob. Lunedì scuole chiuse. Lo stesso è stato oggi anche se bisogna ammettere che le strade erano abbastanza transitabili. Abbastanza? Molto, direi: ho pure guidato! E' un clima insolito, direi Americano: mi sembra di stare in uno di quei film tipo "Mamma ho perso l'aereo". Anche il mio berretto di lana sembra quello di Kevin McCallister.
Basta poco a turbare quest’atmosfera di quiete profumata di mandarino: la notizia che da stasera la sacrosanta ordinanza del sindaco decade. In altre parole domani di nuovo sui banchi. Grido sommesso di disperazione, capelli che vengono violentemente strappati, bimbi che piangono, adolescenti che battono la testa sul muro, bidelli che imprecano: la fine del mondo è prossima. 

Ma la scuola è stata chiusa per giorni e ci metterà tanto a riscaldarsi per bene. Tra poco è Natale, mica possiamo buscarci il raffreddore: che regalo sarebbe da parte della scuola? Poi in terra c’è il gelo e rischiamo di scivolare e romperci l’osso del collo! Possibile che non facciamo pena a nessuno??

Digitato da Daphne89
martedì, 18 dicembre 2007 alle 22:45
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Era il 26 settembre 1997

10 anni dal 26 settembre 1997. 10 anni, resi ancor più lunghi dal disagio e dalla precarietà. Dopo così tanto tempo, in tv te ne escono fuori con dichiarazioni del tipo: "L'Umbria è diversa, l'Umbria è migliorata". Che l'Umbria sia diversa, non c'è ombra di dubbio. All'alba di quel fatidico venerdì Assisi, Gualdo e Nocera erano ancora in piedi, sane, normali, festose. Assisi, come sempre, era affollata di gente, soprattutto turisti; Gualdo si apprestava a vivere l'edizione ‘97 del Palio di San Michele Arcangelo: tutto era pronto per la festa, i cittadini fremevano in vista delle tre giornate più calde della vita della città. Invece l'eccitazione di tutti terminò poco dopo le 11.30, quando la terra tremò forte.
Facevo la terza elementare, lo ricordo benissimo. Eravamo tutti in classe e la maestra ci dettava qualcosa sui fenomeni naturali; proprio qualche giorno prima avevamo parlato di vulcani e terremoti, senza capire cosa fossero. Non sapevamo che di lì a poco avremmo conosciuto direttamente lui, sulla nostra pelle, sotto i nostri piedi. Scrivevamo gli appunti, ma qualcosa nell'aria non funzionava, me lo sentivo. Avevo paura, un sentimento inspiegabile ed ingiustificabile, temevo che stesse per succedere qualcosa. Durante la notte c'era stata una scossa, ma io non l'avevo avvertita, non sapevo cosa fosse il terremoto, forse non pensavo che potesse essere reale.
La scossa della notte non aveva provocato che lievissimi danni: la mattina tutti erano andati a lavoro. Era una mattina come tante, a parte quell'inquietudine e quel foglio di appunti sui fenomeni naturali che non mi convinceva. Ricordo che non lasciai nulla sotto il banco: stranamente alle 11.30 tutta la mia roba, salvo il quaderno che stavo usando e l'astuccio, era ben riposta nella famosa cartella verde con l'orsetto cucito sopra. Me lo ordinava quello strano sentimento. La terra tremò più volte e ripetutamente, piano, tanto che la maestra ci rassicurava sul fatto che quelle vibrazioni provenissero dall'asilo, situato al piano inferiore. Poi con impeto il terremoto si presentò sul serio, con un boato che non dimenticherò. Noi rimanemmo lì, sui banchi, senza quasi staccare la penna dal foglio. Ricordo di essermi voltata verso la mia compagna: aveva il piano del banco disseminato di elastici che danzavano disordinatamente. Nessuno si mosse per uscire dall'aula, nemmeno la maestra ci disse nulla. Il moto caotico degli elastici sembrava molto interessante. Poi scese mia madre ad intimarci di evacuare la stanza. Allora presi la cartella –era stato un bene averla preparata, detesto anche oggi perdere di vista i miei effetti personali-  ma mi obbligarono a lasciarla l “E’ già pronta, l'ho preparata!” “ No, è importante salvare la pelle, non le cose. Per quelle c’è tempo”.  Non capivo. E continuai a non comprendere la situazione a lungo. Mia madre mi portò via, verso casa: non vedevo l'ora di partire da quella situazione di terremoti e confusione, tornare a casa in mezzo alle mie cose. Appena varcata la soglia di casa cominciai a capire qualcosa: "Prendiamo qualcosa da mangiare e andiamo in un luogo sicuro" "Mamma, ma siamo a casa" "Sì, ma non è sicura adesso"
Adesso avevo capito cosa fosse il terremoto. E' qualcosa che ruggisce dal profondo della terra e ti costringe a trovare riparo sotto le stelle, perchè almeno quelle non ti crollano addosso. E' qualcosa che ti fa stare in allerta, che ti fa sussultare ad ogni minimo scricchiolio, che non ti fa dormire tranquillamente perché può arrivare in qualsiasi momento. Poi ti distrugge casa, fa crollare chiese, polverizza affreschi, uccide persone sotto quintali di macerie.
La mia casa non subì gravi danni, tuttavia lo sciame sismico, che durò diversi giorni, ci tenne lontani dal nostro caro nodi per un bel po'. Prima da mia zia, poi a Perugia. Almeno noi avevamo un letto e un tetto. Tanti furono sistemati in tendopoli improvvisate, per poi andare a vivere in freddi container per anni, in attesa dei lavori di ristrutturazione. Chiediamolo dunque a queste persone quanto sia stata piacevole l'esperienza del terremoto. L'ultimo campo container è stato smantellato circa 2 anni fa. Le città sono state ricostruite, ma solo in parte. Non è tutto come dicono al tiggì, loro. Prendiamo la stessa Gualdo, dove abito: le campagne sono piene di ville, è vero. Sono arrivati i contributi e quelle che erano emerite bettole (indipendentemente dal sisma) sono diventate ville principesche. D’altro canto il centro storico è ancora, per la maggior parte, come lo lasciò il Sgrullino nel 97-98. Già, perchè un'ulteriore botta ci fu inflitta nell'aprile seguente.
 Anche se, come ho già detto, la mia casa non subì gravi danni, è comunque necessario fare dei lavori di consolidamento. Sono passati 10 anni ed ancora non abbiamo potuto far nulla, nonostante abitiamo nel cuore della città. Non sarà ora di ridare vita al centro? Con tutti gli edifici di maggiore interesse culturale il turismo è praticamente morto.
Non so proprio in che senso sia migliorata l'Umbria. I politici dicono ciò, pure la Protezione civile si associa al coro. Loro lo sanno cosa vuol dire stare anni confinati in un container? Di soldi, di contributi ne sono arrivati. E saranno arrivati anche nello loro tasche.  Nel frattempo, però, Gualdo e Nocera si sono atrofizzate, i centri storici hanno perso la posizione di un tempo, il turismo è colato a picco.

Migliorata quest'Umbria? Stiamo così bene da dire "Grazie terremoto, per fortuna che ci sei tu"? E' un'ipocrisia bella e buona, non si dimentica facilmente l'immagine del soffitto della Basilica superiore di Assisi che si disintegra come una piramide di carte da ramino.

Digitato da Daphne89
mercoledì, 26 settembre 2007 alle 23:43
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Primavera che non c'è

E’ il 21 marzo e tanti bei fiocchi candidi danzano oltre il vetro della finestra al posto di Ninfe e Grazie. Una volta ci si accontentava di una rondine per dire che la bella stagione era finalmente giunta, ma stavolta nessun pennuto è in grado di contraddire quanto affermato dal cielo.

Quest’anno niente interventi poetici per celebrare l’arrivo della primavera: la neve scende giù inquieta ed imbianca pure quel residuo di buone intenzioni. La vena di creatività classicheggiante, soprattutto, è completamente congelata. Se poi uno zefiro leggero volesse alitare sulla città infreddolita, l’aridità e la freddezza dei quiz di chimica e di scuola guida lo fiaccherebbero seduta stante.

La neve arriva, inaspettata, indesiderata e assolutamente fuori tempo. Fa tacere le gemme, scuote gli alberi fioriti ed i petali rosa se ne vanno con la bufera, turbinando.

 Kyena

Avevo sostituito i maglioni di lana con le maniche corte da qualche settimana. Ed ora sono costretta a riabbottonarmi la giacca e a prendere l’ombrello, cosa che mi ostino a lasciare a casa.
Però poi mi bagno.

Dovrò rivedere altre cose che ormai davo per certe?

Digitato da Daphne89
mercoledì, 21 marzo 2007 alle 23:29
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Let the rain come down and...

Stanotte il cielo è in vena di piangere.
Da tempo ostentava quell'espressione serena: voleva che il sole lo illuminasse, ma una sottile coltre di nuvole tradiva l’emozione nascosta. Un po' come quando si parla: se non c'è corrispondenza tra la gestualità e quello che si dice si rischia di essere poco credibili.
La luna è dietro le montagne, non vede cosa succede dall’altra parte, non vede che alla fine il cielo non ce la fa più.
Stasera, approfittando dell’oscurità, si è abbandonato ad un lungo pianto, che risuona in ogni angolo della via, che muore nell'infrangersi di ogni singola goccia d'acqua.
Anche la città ha chiuso i suoi occhietti curiosi.
Tutto tace, tutto dorme: buio totale.
La pioggia riempie le grondaie, si abbatte sui vetri e li riga scivolando giù. La città non è altro che un insieme di contorni rozzamente abbozzati dai pochi lampioni ancora accesi, di sagome indefinite, rese ancora più vaghe dai vetri appannati.
All'improvviso un lampo mette a nudo le facce gonfie d'acqua delle case.
 Le ringhiere, animate da quel flash surreale, appaiono come scheletri inerti.
Segue un tuono, forte e prorompente, che fa sussultare anche quei due occhi felini che brillano nella notte. Poi tutto è inghiottito di nuovo dalle tenebre e ninnato dal suono della pioggia battente. Lo spavento, la meraviglia vengono inesorabilmente lavati via e finiscono nelle fogne insieme alla sporcizia delle strade.
*
Stanotte il cielo piange
*
Let the rain come down and wash away my tears
Let it fill my soul and drown my fears

Digitato da Daphne89
martedì, 23 gennaio 2007 alle 23:54
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