Era il 26 settembre 1997
10 anni dal 26 settembre 1997. 10 anni, resi ancor più lunghi dal disagio e dalla precarietà. Dopo così tanto tempo, in tv te ne escono fuori con dichiarazioni del tipo: "L'Umbria è diversa, l'Umbria è migliorata". Che l'Umbria sia diversa, non c'è ombra di dubbio. All'alba di quel fatidico venerdì Assisi, Gualdo e Nocera erano ancora in piedi, sane, normali, festose. Assisi, come sempre, era affollata di gente, soprattutto turisti; Gualdo si apprestava a vivere l'edizione ‘97 del Palio di San Michele Arcangelo: tutto era pronto per la festa, i cittadini fremevano in vista delle tre giornate più calde della vita della città. Invece l'eccitazione di tutti terminò poco dopo le 11.30, quando la terra tremò forte.
Facevo la terza elementare, lo ricordo benissimo. Eravamo tutti in classe e la maestra ci dettava qualcosa sui fenomeni naturali; proprio qualche giorno prima avevamo parlato di vulcani e terremoti, senza capire cosa fossero. Non sapevamo che di lì a poco avremmo conosciuto direttamente lui, sulla nostra pelle, sotto i nostri piedi. Scrivevamo gli appunti, ma qualcosa nell'aria non funzionava, me lo sentivo. Avevo paura, un sentimento inspiegabile ed ingiustificabile, temevo che stesse per succedere qualcosa. Durante la notte c'era stata una scossa, ma io non l'avevo avvertita, non sapevo cosa fosse il terremoto, forse non pensavo che potesse essere reale.
La scossa della notte non aveva provocato che lievissimi danni: la mattina tutti erano andati a lavoro. Era una mattina come tante, a parte quell'inquietudine e quel foglio di appunti sui fenomeni naturali che non mi convinceva. Ricordo che non lasciai nulla sotto il banco: stranamente alle 11.30 tutta la mia roba, salvo il quaderno che stavo usando e l'astuccio, era ben riposta nella famosa cartella verde con l'orsetto cucito sopra. Me lo ordinava quello strano sentimento. La terra tremò più volte e ripetutamente, piano, tanto che la maestra ci rassicurava sul fatto che quelle vibrazioni provenissero dall'asilo, situato al piano inferiore. Poi con impeto il terremoto si presentò sul serio, con un boato che non dimenticherò. Noi rimanemmo lì, sui banchi, senza quasi staccare la penna dal foglio. Ricordo di essermi voltata verso la mia compagna: aveva il piano del banco disseminato di elastici che danzavano disordinatamente. Nessuno si mosse per uscire dall'aula, nemmeno la maestra ci disse nulla. Il moto caotico degli elastici sembrava molto interessante. Poi scese mia madre ad intimarci di evacuare la stanza. Allora presi la cartella –era stato un bene averla preparata, detesto anche oggi perdere di vista i miei effetti personali- ma mi obbligarono a lasciarla l “E’ già pronta, l'ho preparata!” “ No, è importante salvare la pelle, non le cose. Per quelle c’è tempo”. Non capivo. E continuai a non comprendere la situazione a lungo. Mia madre mi portò via, verso casa: non vedevo l'ora di partire da quella situazione di terremoti e confusione, tornare a casa in mezzo alle mie cose. Appena varcata la soglia di casa cominciai a capire qualcosa: "Prendiamo qualcosa da mangiare e andiamo in un luogo sicuro" "Mamma, ma siamo a casa" "Sì, ma non è sicura adesso"
Adesso avevo capito cosa fosse il terremoto. E' qualcosa che ruggisce dal profondo della terra e ti costringe a trovare riparo sotto le stelle, perchè almeno quelle non ti crollano addosso. E' qualcosa che ti fa stare in allerta, che ti fa sussultare ad ogni minimo scricchiolio, che non ti fa dormire tranquillamente perché può arrivare in qualsiasi momento. Poi ti distrugge casa, fa crollare chiese, polverizza affreschi, uccide persone sotto quintali di macerie.
La mia casa non subì gravi danni, tuttavia lo sciame sismico, che durò diversi giorni, ci tenne lontani dal nostro caro nodi per un bel po'. Prima da mia zia, poi a Perugia. Almeno noi avevamo un letto e un tetto. Tanti furono sistemati in tendopoli improvvisate, per poi andare a vivere in freddi container per anni, in attesa dei lavori di ristrutturazione. Chiediamolo dunque a queste persone quanto sia stata piacevole l'esperienza del terremoto. L'ultimo campo container è stato smantellato circa 2 anni fa. Le città sono state ricostruite, ma solo in parte. Non è tutto come dicono al tiggì, loro. Prendiamo la stessa Gualdo, dove abito: le campagne sono piene di ville, è vero. Sono arrivati i contributi e quelle che erano emerite bettole (indipendentemente dal sisma) sono diventate ville principesche. D’altro canto il centro storico è ancora, per la maggior parte, come lo lasciò il Sgrullino nel 97-98. Già, perchè un'ulteriore botta ci fu inflitta nell'aprile seguente.
Anche se, come ho già detto, la mia casa non subì gravi danni, è comunque necessario fare dei lavori di consolidamento. Sono passati 10 anni ed ancora non abbiamo potuto far nulla, nonostante abitiamo nel cuore della città. Non sarà ora di ridare vita al centro? Con tutti gli edifici di maggiore interesse culturale il turismo è praticamente morto.
Non so proprio in che senso sia migliorata l'Umbria. I politici dicono ciò, pure la Protezione civile si associa al coro. Loro lo sanno cosa vuol dire stare anni confinati in un container? Di soldi, di contributi ne sono arrivati. E saranno arrivati anche nello loro tasche. Nel frattempo, però, Gualdo e Nocera si sono atrofizzate, i centri storici hanno perso la posizione di un tempo, il turismo è colato a picco.

Migliorata quest'Umbria? Stiamo così bene da dire "Grazie terremoto, per fortuna che ci sei tu"? E' un'ipocrisia bella e buona, non si dimentica facilmente l'immagine del soffitto della Basilica superiore di Assisi che si disintegra come una piramide di carte da ramino.
Digitato da Daphne89
mercoledì, 26 settembre 2007 alle 23:43
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