La stiamo perdendo

Stasera lascio perdere i soliti discorsi sui massimi sistemi, non tanto per l’ora, quanto perchè non posso  venirmene qui ogni morte di Papa a raccontarmi attraverso figure vaghe. Lascio perdere i soliti sproloqui per fare un breve resoconto di quello che sta accadendo qua intorno. Poco poetico, poco fantasioso, ma necessario. Mese di svolta? Mese di svolta, sì, in positivo per di più. Sembra che quella sensazione opprimente che mi portavo dietro dai primi di dicembre si sia dissolta nell’aria, oppure è stata mascherata sapientemente. In fondo, un trucco, definitivo o meno, c’è sempre.
 
Il mio vicolo ha cambiato abito: è stato scorticato del catrame di prima, scavato, operato nei suoi condotti e tubi, riempito di nuovo con la terra e ricoperto di cemento. Adesso manca solo la pavimentazione: finalmente avremo il vicolo lastricato in maniere decente, non più quel catrame ruvido e rattoppato che le mie ginocchia, da giovani, conobbero… con dolore! Ma prima della pars costruens del processo di rivicolizzazione, ci siamo sorbiti una decina di giorni di passerella: sembrava di stare a Venezia, se non fosse stato per gli operai che difficilmente somigliavano a gondolieri ed il vuoto sotto il camminamento posticcio.
Sintomo che lascia sperare bene: il procedere dei lavori nel quartiere significa una sola cosa, che presto dovrò andarmene da qui. Quel fantomatico trasloco di cui parlavo post e post fa, sembra ora vicino, ma realmente, tanto che già si parla di come inscatolare la roba o di comprare i sanitari per il nuovo bagno. Ciò che è veramente paradossale a questo punto è che non so dove andrò a finire. Non mi cercate, vi manderò una cartolina. Gubbio? Boh. Neanche quello è più sicuro. I punti fermi sono due: a) che nel giro di qualche mese dirò ciao alle mura che mi hanno visto crescere; b) che a luglio qualcosa si muoverà comunque, perché – udite udite – lascio questo liceo del cactus. Lunedì 10 si festeggiano i 100 giorni dagli esami: non mi sembra vero, ormai è questione di settimane e poi… diploma in mano, non dico niente! Quale facoltà? Ancora la faccenda è più che nebbiosa, vedremo nelle prossime puntate dove cadrà la scelta. Per ora prendiamoci un respiro tranquillo e viviamo il presente, che ho ritrovato il gusto di aggrapparmi alle ore, senza desiderare che scivolino via anonimamente.
Ieri, tra l’altro, ho sfidato il saliscendi di Gualdo. E che, i Folignati possono io no? Emulando questi studentelli delle svariate fiction americane, me ne sono, infatti, andata a scuola con la bicicletta: tié. In barba alle scalette, ai sampietrini, alle salite, ai discesoni, ai vicoli sbarrati per lavori: sono andata al liceo pedalando. Arrivare là davanti sgommando (e con la patente B nella tasca dei jeans) non ha prezzo, soprattutto se sulle scalette dell’ingresso della scuola ci sono appollaiati tanti pampini del terzo. Comprenderanno più avanti l’appagamento che può derivare da piccole avventure (già, perché con i jeans stretti non è stato molto confortevole il viaggio) come questa. Giornata peraltro stupenda, quasi da mezze maniche.
Voglio sentirmi, non solo vedermi.
È questo che mi fa stare bene, insieme ad un pizzico di pazza stravaganza.
Adesso mi sento meglio, admodum.

Digitato da Daphne89
mercoledì, 27 febbraio 2008 alle 00:41
commenti (6) ~ [Permalink]




Bianco

Giorni all’insegna del bianco,
 che domina il paesaggio, che domina la mia faccia completamente disintossicata da fondotinta e porcherie cosmetiche varie, che si estende al maglione e che mi incolla le dita.

Giorni di neve e di relax,
un surrogato di Nirvana raggiunto mediante l’applicazione prolungata a pastelli, tempere, decoupage, patchwork e la divina mediazione di Sua Maestà la colla Vinilica.

Intanto ho assaggiato un po’ di vacanze: direi che come anticipazione è stata molto gustosa, forse più delle ferie vere e proprie. Il 23 sarò ufficialmente dispensata dalle seccature scolastiche. Niente di più appagante di starsene al calduccio di casa in una mattina di metà Dicembre, senza che la cosa sia annotata come assenza nel registro di classe, né che si tratti di qualche domenica o data particolare del calendario. Un giorno ordinariamente infrasettimanale, ma autogestito a partire dalla sveglia alle 10 passare. A legittimare l’affare ci ha pensato la sacrosanta ordinanza di chiusura delle scuole fatta dal sindaco.
Sabato di neve ce n’era poca, ma di studenti in classe mia nemmeno mezzo: sono arrivata al liceo alle 10 (Buongiorno!) e dopo 15 minuti scarsi ero di nuovo a casa. Domenica dovevo andare a Roma, ma, visto che la notte ci aveva regalato altri 30 cm buoni di neve, non mi sono mossa proprio… almeno fin quando non ho messo la tuta da sci e me ne sono andata a ciaspolare con babbo. Pomeriggio passato di nuovo in mezzo alla bufera, ma stavolta con il vecchio caro fido bob. Lunedì scuole chiuse. Lo stesso è stato oggi anche se bisogna ammettere che le strade erano abbastanza transitabili. Abbastanza? Molto, direi: ho pure guidato! E' un clima insolito, direi Americano: mi sembra di stare in uno di quei film tipo "Mamma ho perso l'aereo". Anche il mio berretto di lana sembra quello di Kevin McCallister.
Basta poco a turbare quest’atmosfera di quiete profumata di mandarino: la notizia che da stasera la sacrosanta ordinanza del sindaco decade. In altre parole domani di nuovo sui banchi. Grido sommesso di disperazione, capelli che vengono violentemente strappati, bimbi che piangono, adolescenti che battono la testa sul muro, bidelli che imprecano: la fine del mondo è prossima. 

Ma la scuola è stata chiusa per giorni e ci metterà tanto a riscaldarsi per bene. Tra poco è Natale, mica possiamo buscarci il raffreddore: che regalo sarebbe da parte della scuola? Poi in terra c’è il gelo e rischiamo di scivolare e romperci l’osso del collo! Possibile che non facciamo pena a nessuno??

Digitato da Daphne89
martedì, 18 dicembre 2007 alle 22:45
commenti (8) ~ [Permalink]




Camomille mood

Bene, oggi sono di buon umore e - cosa alquanto mirabolante- la fonte di questa bottata di ottimismo è proprio lei, la scuola, che tanto insulto e che tanto mi delude, che anche stamattina, per strada, ho avuto modo di criticare. Solo in momenti di apatica lucidità riesco a trovare qualcosa che davvero apprezzo tra quelle quattro mura grigie*, qualcosa che suona molto come laboratorio teatrale. Mi rilassa e mi tiene vigile, stimola la creatività e dà spazio alle singole voci. Individuali. Non come il resto che vuole appiattire tutti dietro l’etichetta di “classe” o di “istituto”, o peggio ancora, dietro l’immagine di un insegnante. Il gruppo di teatro è una piccola oasi felice, distaccato dalla filosofia che regola l’istituzione scolastica.
Indossiamo sì vestiti neri, neutri, in modo da risultare uguali esteriormente, ma la veste che ci accomuna non è altro che un faro puntato sulla nostra interiorità, intesa anche – e soprattutto - come individualità. La divisa è un amplificatore che fa risuonare le voci di ciascuno all’interno di un coro (co)ordinato. L’aspetto esteriore, del resto, fa parte dell’etichetta, serve isolare ciò che c’è sotto. I capi neri che portiamo sanno chi c’è al loro interno: ripetutamente abbiamo urlato i nostri nomi – per conoscere gli altri, per capire se stessi, per dire “ci sono anche io” senza paura di farci sentire – finchè le fibre dei tessuti non hanno assorbito qualche goccia della nostra personalità.
Neri, ma in modo diverso. Portiamo, abbiamo, farci. Noi. Già, cosa dire della compagnia di quest’anno? Inaspettatamente dilatata rispetto ai numeri degli anni precedenti: le new entries sono quasi tante quante le vecchie facce. È un bene, ne sono veramente contenta; poi parecchi mi sembrano validi, potenzialmente duraturi in un laboratorio così. Spero solo che non si stufino presto e continuino.
 
Poi cosa mi dà la scuola di cui essere felice? Mi impegna, in vario modo, e mi fornisce spunti. Dire che ciò mi rende felice forse non è appropriato; sarebbe un tralasciare i vari momenti di disappunto e le lamentele per i compiti inutili. Però mi tiene impegnata, il che è un ottimo sedativo per combattere la depressione-da-ozio. Gli amanti del divano ed i cultori della ginnastica del pollice forse non comprenderanno ciò; io, invece, non capisco loro, non mi capacito di come i cuscinotti del sofà non incutano loro la voglia matta di farla finita. “Morto per asfissia: suicidatosi con un cuscino” una di quelle morti ingloriose su cui giornali e telegiornali ricamerebbero per giorni, attirando l’attenzione di un’audience sempre più interessata alle disgrazie degli altri.  Ok,, mettiamo da parte le fantasie apocalittiche. La noia rimane una tortura bestiale e il divano uno strumento deleterio. Poi ci sono situazione opposte, ma l’abbondanza è sempre accolta con il sorriso. A volta, infatti, la scuola tiene fin troppo impegnata… come stasera. Teoricamente avrei ancora da vedermi un po’ di cose (e per cose voglio dire capitoli), ma ormai il dado è tratto: è tardi e voglio prendermi un po’ di tempo per me, perché anche scrivere e lasciare fluire le parole in modo spontaneo e disordinato mi rilassa. Proprio come laboratorio teatrale.
Autoraccontarsi è un gioco utile, comincia tutto dal gridare il proprio nome.
Arianna.
 
*Ndr: non è retorico, il mio liceo è veramente “ricoperto” da mattonelle grigie, uso cesso. Forse l’ho già scritto in qualche vecchio post, ma a questo proposito una precisazione è sempre opportuna.

Digitato da Daphne89
martedì, 30 ottobre 2007 alle 00:10
commenti (3) ~ [Permalink]




Quintobbì rulez

Oggi si è conclusa la prima settimana di lezioni, subito intensa per noi vecchietti, vergognosa per i primi: cinque, e tengo a sottolineare cinque -da martedì a sabato!- giorni di accoglienza/ozio! "Ai nostri tempi" (ormai me lo posso permettere, sono maggiorenne, cavolo!) tutto ciò non esisteva: ti spiegavano appena quale era la tua classe, per quale porta dovevi entrare e quando potevi uscire. Quest'anno invece c'è stato addirittura un party di benvenuto per primini e famiglie, con tanto di ciambelotti e bidellina nuova addetta al servizio bar. Sbagliatissimo, altamente diseducativo: anche i migliori addestratori di cani sconsigliano un atteggiamneto simile! Prima di dargli il biscottino, fagli almeno imparare prima e seconda declinazione XD


Ultimo Primo @ fermata bus
 
Visto che le danze sono iniziate, farei subito un bilancio di inizio quinto:
 
Cosa è uguale
- la classe, la stessa aula a partire dal nostro primo ingresso tra le grigie mura del liceo, ma ricolorata da una squadra di imbianchini doc (noi) nel 2005. A fine anno nessuno ci impedirà di autografare una porzione di intonaco: sarà l'ultima orma, un augurio ai futuri inquilini;
- i prof. Strano ma vero, per la prima volta ci ritroviamo tutti i docenti dello scorso anno, senza conoscerne di nuovi;
- Fiorucci è ancora tra noi. A fine scuola la notizia che avrebbe cambiato sede ci aveva fatto vestire a lutto (nel vero senso dell'espressione, con tanto di tshirt e camicie nere). Poi però un inatteso errore burocratico ha risistemato le sorti ed ora il tenente dei numeri siede ancora dietro la cattedra del 5B - voce della wishlist spuntata!
- la disposizione dei banchi: la stessa dall'alba dei tempi;
- gli Attenzione-prego-attenzione-prego(c’è da spostare una macchina!) di Carletto.
 
Cosa c'è di nuovo
- i primini si contano sulle dita, gli iscritti sono calati paurosamente tanto che l'aula a fondello con il mitico 5B è sfitta. Infatti non si è formato il 1B: ahi destino infame! Procuri un dolore così grande a noi poveri vecchietti? Siamo giunti alla fine del nostro cammino e non abbiamo più eredi che continueranno la nostra gloriosa tradizione. Nos miseri, nos afflicti;
- la mia fida compagna di spedizione si è diplomata lo scorso luglio (e con un ottimo risultato!), per cui d'ora in poi sarò sola soletta sulla strada verso il Casimiri. Bambina della farmacia, auguri per la carriera universitaria!
- è tornata la Mancinelli, la mitica prof che ci prese al primo anno. Quest'anno non sarà dei nostri, ma avremo comunque il piacere di vederla in giro... un po' cambiata di look, ma sempre con i suoi caratteristici tacchi.

Cose da fare:
- sapere la data precisa della prima prova d'esame, non tanto per l'evento in sé, quanto per la pianificazione dell'usuale festino dei 100 giorni, nonché una versione ridotta in occasione dei 200. Si sa, noi facciamo le cose per bene, e quando dico "bene" vuol dire che se magna;
- cominciare a corrompere professori vari onde programmare per tempo la gita del quinto anno in un luogo degno di tale occasione;
- pensare all'imminente assemblea d'istituto: gente, quest'anno tocca a noi farle piovere dal cielo. E poi tra breve ci saranno le elezioni ed è sempre nostro compito presentare i candidati con congruo anticipo;
- commissionare la realizzazione di magliette ultra fashion con la scritta “5(B) Rulez over the world”. In seguito arriverà pure la mutanda d’istituto, è una promessa :D
 
E infine, cosa c’è di diverso? C’è che la classe è diversa, non solo perché si chiama QuintoBBì. Forse da tempo è così, ma non ce ne siamo voluti accorgere.

Digitato da Daphne89
sabato, 15 settembre 2007 alle 16:23
commenti (16) ~ [Permalink]




Arianna?

Comincio a pensare seriamente che sia stato ordito un complotto contro la sottoscritta, al fine di farmi smarrire la mia vera identità. Chi scambia la mia porta per un asilo nido, e chi... Insomma, nuova scenetta wordless. Giustifico la mancanza di emoticon con una valida motivazione: il tutto si è svolto telefonicamente. Non mi è possibile dare un’intonazione appropriata al reportage, ergo lavorate di fantasia.
Ricostruiamo la dinamica degli eventi.
Esco da casa di nonna sotto uno scroscio d’acqua; mentre sgancio il portone suona il cellulare.
Come with me for fun in my buggy
Come along let's go
for the hell of it
See the faces round
they're all looking
Wonder if they'd like
to come for a ride
Numero non salvato, un 340 che non mi dice assolutamente niente. Bah, faccio per schiacciare la cornetta verde, ma prima mi ascolto un altro pezzo di Dune Buggy: troppo ganza, sono troppo avanti.
-Pronto?
-Arianna?
Voce di donna, mezza età. Dall'accento dovrebbe essere della zona.
- Sì sono io. Chi parla?
- Come stai?
E ti sembra una risposta logica?
- Euh bene... Ma chi è che parla?
Adesso intendi rispondere?
- Come, non mi riconosci?
Odio quando la gente fa così, non capisco che gusto si provi a giocare ad Indovinachi al telefono. Se chiedo delucidazioni circa la tua identità, non ho voglia di perdere tempo e di lambiccarmi il cervello. Su, dimmelo senza fare tante storie...
- Non ci credo che non mi riconosci!
- ....
Fai tu... io riattacco. In seguito vorrò sapere chi è il genio che spaccia il mio numero a donnette rimbarburgite.
- Allora come stai?
- Sto bene, ho detto. Ma con...
- Aaaah bene! Allora quando ti sposi?
Fingo di non capire. Si sarà sbagliata, anzi, adesso si correggerà.
-…..
Tossisco e riverso sul microfono del cellulare una serie di Pronto-non-si-sente-più-nulla, alimentando la vaga speranza che quella rinco riattacchi.
- Prontooooo? La linea è disturbata... Poi con questo diluvio.... non si sente nienteee.
Ma quanto ci metti a renderti conto della gaffe?! Muoviti a chiudere la conversazione, dai!
- Pronto? Io ti sento benissimo.
Ok, piano A fallito. Addentriamoci nella chiacchierata.
- Allora, me lo dice o no con chi ho il piacere di interloquire?
- Non ci credo che non mi hai riconosciuta (...) Sono la mamma di Valentina.
Azz, illuminante come informazione. Vediamo un po'... quante Valentine conosco? Tante. Aaaah, vuoi vedere che è la madre dell'estetista? Quella donnetta che abita a due metri da casa, quella che porta sempre il cane a spasso?
Sì, ho deciso che è lei. Però faceva prima a citofonarmi, almeno risparmiavamo sceneggiate imbarazzanti al telefono.
-Oh, hai capito chi sono?
-N... sì...
Facciamo finta di aver capito, almeno arriviamo al dunque.
- Allora tutto bene no?
- Sì. (e allora?)
Ma a questa che gliene frega del mio stato attuale? Mi vedrà passare due o tre volte a giorno sotto le sue finestre.
-Allora? Che mi dici di questo matrimonio?
Rieccola! Aspetta... forse allude alle nozze della mia esimia cugina!
Scatta la domanda innocente: -Quale matrimonio?
- Mi prendi in giro? Il tuo!
In effetti la madre dell'estetista non ne può sapere nulla del matrimonio di mia cugina, che, oltretutto, abita a Perugia e si sposa con uno di Cannara.
- Euh...
Ma scusa, come ci è finito il numero del mio cellulare nelle mani di quella? Tiene i contatti con nonna, poteva chiedere a lei... Neanche la figlia può averglielo fornito, io quando la chiamo uso il fisso.
- Mio? Ma... guardi... non mi risulta.
- Eh?
- Io non mi devo sposare!
Diamine, ho 18 anni.
- Ah no? Sicura?
- ....
- Ma hai capito chi sono io?
- A questo punto non so (XD). Senta una cosa: io sono Arianna, ma forse lei cercava un'altra Arianna.
-....
- No?
- Ma non sei Arianna di Valfabbrica?
- Decisamente no.
Geniale -.-
- Uh! Quindi non ti sposi?
- No.
Comincio ad innervosirmi. Se avessi almeno una piano telefonico che prevede la ricarica!
- Ah, quindi non sei quella che cercavo bla bla bla. E mo? Bla bla bla
Signò, mo basta!: - Arrivederci
- Ma…
Tu tu tu tu
Amen
 

Digitato da Daphne89
venerdì, 07 settembre 2007 alle 00:38
commenti (5) ~ [Permalink]




Non volevate vedere la bambina?

Scenetta wordless della giornata.
 
Le do le le le le
Le do le le le le
Can’t you seee
I’m at your --- Dlin dlon --- feeeeet
*
Taccio. "Oh cribbio, suonano alla porta". Abbasso repentinamente il volume delle casse, tace anche Shakira.
“Cavolo, mi avranno sentito da fuori! Urlavo come una scimmia. Uhm, sarà qualcuno che conosco?”
Tra un chi-sarà ed un chi-non-sarà rialzo il volume a palla per dissimulare quella che poteva essere la mia voce da gatto scorticato. "In qualsiasi caso negherò tutto. Bwahahah"
Mi ricompongo, mi passo una mano tra i capelli per rendermi presentabile e mi schiaffeggio la faccia per buttare via il rincoglionimento pomeridiano che rende il mio faccino ancor più pallido. Allungo una mano sul citofono
- Chi èèèè?
- Sono la moglie dell'architetto.
Bene, non è gente che conosco, figura risparmiata.
“Ehi cocca, ma un nome non ce l'hai? E poi quale architetto? Qui, con tutto questo via vai di operai, tecnici, geometri, ingegneri ed architetti non ci capisco più un tubo […] Eureka, deve essere la moglie di uno che aveva cercato mio padre per lavoro. Sì sì, deve essere così: proprio ieri gli è stata recapitata una lettera a mano da un certo architetto…”
Condenso tutto il mio ragionamento in un:
- Euh, sì le apro.
Vado alla porta (“Ma se fosse una persona malintenzionata? Qualcuno che, approfittando della casa lasciata in mano ad una diciottenne assonnata, si volesse intrufolare abusivamente?” Meglio nascondere una mazza da baseball dietro la schiena...)
Apro e mi ritrovo una signora bionda davanti, mai vista prima.
- Sono la moglie dell'architetto.
- ... -  "Sì quello l'avevo capito."
- ... -  La signora non sa che dire, giacché non reagisco in alcun modo di fronte rivelazione.
Tendo la mano, aspettandomi di ricevere l'ennesima busta da consegnare a mio padre. 
- .....
- .....................
- Sì, mi dica.
- Beh, ero passata questa mattina ma...
“Chi ti ha visto mai?”
- ... ma non ho trovato nessuno. Così sono tornata...
"Adesso metterà la mano in borsa per estrarre la documentazione da lasciare qui e poi potrò tornare di là a sgolarmi. Evidentemente stamane era passata per lo studio di mio padre, ma senza trovarlo."
- ......
- Pensavo che volevate vedere la bambina.
Tutte le mie supposizione crollano.
- Quale bambina?
Al che mi accorgo che la signora si porta appresso un passeggino con una pargoletta di un anno circa. Secondo scervellamento nell'arco di 30 secondi: “Quale architetto della zona ha avuto da poco una figlia? Per quale oscura ragione mai la moglie viene a bussare alla mia porta in un pomeriggio uggioso di settembre per esibire l'erede del casato? Sono sicura di non aver mai visto questa tipa?”
Stupita dalla mia prima sensibile reazione da quando sono apparsa all’uscio, la donna domanda:
- Scusi, ma non è qui l'asilo nido?
Un lampo di luce divina rischiara la scena, squarciando le tenebre del dubbio: ogni interrogativo evapora, ogni supposizione sull'identità e sul mandato della signora bionda va a farsi friggere. Anche la mia espressione, da rincoglionita che era, si fa vispa.
- NO! -  rispondo con sicurezza e felicità, essendo questa la prima interazione verbale di cui sono ben conscia - Ha sbagliato, mi dispiace. (“Citrulla, pensavi davvero di abbandonare la tua prole in un'abitazione così sospetta, dai cui pori escono urla belluine?”) L'asilo nido è qui vicino. Basta salire per questa strada e poi prendere la prima traversa sulla sinistra. Troverà l'asilo nido subito: è la prima porta che incontra."
- ...-  Ora è colei che disturba i miei pomeriggi sonnolenti a mostrare un certo scetticismo.
Ripeto: - Prende le scale, sale, sulla sinistra...
- Ho capito. Ma intende quelle scale? Cioè... le devo fare con il passeggino?
- Sì -  Malefica soddisfazione.

Digitato da Daphne89
giovedì, 06 settembre 2007 alle 00:07
commenti (11) ~ [Permalink]




Dissetata

Sono tornata a casa, dopo aver percorso più di 2300 km a cavallo tra varie nazioni d'Europa. E' il viaggetto abroad della wishlist, la gita "fuoriporta" (ma tanto fuori) che desideravo tanto per conoscere, per divertirmi e per dimenticare per poco quello che da domani tornerà ad essere la quotidianità. Dunque, tutto all'altezza delle mie aspettative? Affermativo, era proprio quello di cui abbisognavo, e forse anche di più. Ne ho bevuto abbastanza. Ill, Reno, Neckar: per ora sono sazia di sentirmi europea senza altre categorizzazioni, senza tutti quei "se" e quei "ma" che costituiscono la ragione delle dogane tra i Paesi di una stessa terra. Per un po' starò bene così, piena, anche se posso ben dire che l'appetito tornerà molto presto.

Ho rimesso piede in casa in tempo per pranzare, importando tra le mura domestiche tante chiacchiere e tante immagini, tanti propositi e tanti l'erba-del-vicino-è-sempre-più-verde. Ci sarebbe da discorrere così a lungo da far invidia ad un rituale ortodosso, ma adesso non è il momento adatto per buttare giù un rivo di date e nomi di città. In seguito, sì, posterò una cronaca della crociera terrestre, ma sottoforma di reportage fotografico: non mi va di far morire gialli di noia quei pochi che leggono quello che scrivo. Il resoconto dettagliato è affidato ai ricordi ed al diario di carta, estroflessione artificiale della mia stessa memoria.

Ciò che è stato più interessante del rientro riguarda gli altri, non tanto la sottoscritta. Tirando fuori dallo zaino l'entusiasmo fermentato per spartirlo con chi non ha condiviso con me questa marcia europea, ne ho ricevuto altrettanto in cambio. E' bello come parole concitate, espressioni determinate, racconti interminabili si accalchino uno dietro l'altro per trasmettere elettricità. Mi ha fatto piacere partecipare a questo baratto di sensazioni e vita e vedere un nuovo slancio animare i miei cari. E mi rallegro pure del fatto che diverse persone, più o meno vicine a me, si siano decise ad aprire le ali per fare i primi tentativi di volo.

 

My gallery on DeviantArt

Voglio godere d quest'aurora e del sole caldo che sento sulla pelle. Per il resto vale la stessa prosaica filosofia di sempre.

Digitato da Daphne89
lunedì, 27 agosto 2007 alle 00:50
commenti (5) ~ [Permalink]




Bari è tra noi

Ed una nuova amicizia si concretizza, nata anch’essa quasi due anni fa in un ameno forum di adolescenti. Stavolta ho la fortuna di giocare in casa, fattore che mi conferisce il diritto-dovere di fare da Cicerone al mio ospite.
Appuntamento alle 10 davanti alla cattedrale di San Benedetto: dopo qualche minuto ecco che Claus arriva, in tenuta da turista, ma con i Ray-ban che ho visto in decine di avatar.
Ho avuto la stessa sensazione che ho provato circa un mese fa ad Ischia, all’incontro con l’esimio founder del suddetto forum: ho rivisto un amico, un amico di vecchia data, e mi ha fatto davvero piacere stringergli la mano. È stata la prima volta? Sì, no, boh. Si è parlato talmente a lungo in chat che la “stretta di mano” sembra quasi un dettaglio secondario.
Riunita tutta la truppa, facciamo un salto alla Pro Tadino per prendere un po’ di materiale informativo e poi via, a zonzo per i vicoli di Gualdo, armati di chiacchiera e fotocamera.
 
È strano doverlo dire, ma girando la città con gli occhi accorti del forestiero, ho avuto
anche occasione di notare particolari che la consuetudine mi aveva celato. Anzi, è quasi ridicolo ammetterlo, Gualdo non è mica una metropoli.
Il tour tocca le varie chiese del centro, la Rocca Flea con il suo parco ed, infine, le fonti della Rocchetta (che, come molti avranno potuto constatare ieri sera su Rai3, vanno incontro ad una progressiva decadenza; a chi attribuire la colpa, beh, questa è un’altra storia). Al di là dei monumenti, che, per essere cinici, si riducono a mucchi di pietre fredde, è bello far conoscere agli altri il proprio paese attraverso aneddoti e personaggi folkloristici: il fruttivendolo dei pupazzi, lo scemo del villaggio, il proprietario della scuola guida…
Il tour prosegue nel pomeriggio in quel di Gubbio, tra l’altro in pieno Torneo dei Quartieri.
Bari ha confermato di essere un tipo simpatico e dalla chiacchiera sempre pronta… direi quasi logorroico. Non è un’offesa, tutt’altro! Se all’interno del FF non fossimo stati tutti quanti tali, probabilmente non avremmo nemmeno avuto ragione di incontrarci sul serio.
Ale, mi hai portato a spasso per il corso di Ischia; Claus, hai avuto la pazza idea di fare tappa qui durante le tue vacanze di Ferragosto. Rimangono Ivo (che per un’imperdonabile disorganizzazione non ho incontrato lo scorso gennaio quando ero a Torino) e Pity: non mi sfuggirete a lungo! FFday o meno, ci stiamo incontrando a riprese, ogni volta in un teatro diverso. Spero di potervi vedere/rivedere al più presto.
 
Intanto, grazie mille a Claus per la visita, la sopportazione (forse come guida turistica voglio correre un po’ troppo) e le orecchiette… veramente buone!

Digitato da Daphne89
giovedì, 16 agosto 2007 alle 00:31
commenti (2) ~ [Permalink]




Segui il Filo per Esplorare il Labirinto