Arianna?

Comincio a pensare seriamente che sia stato ordito un complotto contro la sottoscritta, al fine di farmi smarrire la mia vera identità. Chi scambia la mia porta per un asilo nido, e chi... Insomma, nuova scenetta wordless. Giustifico la mancanza di emoticon con una valida motivazione: il tutto si è svolto telefonicamente. Non mi è possibile dare un’intonazione appropriata al reportage, ergo lavorate di fantasia.
Ricostruiamo la dinamica degli eventi.
Esco da casa di nonna sotto uno scroscio d’acqua; mentre sgancio il portone suona il cellulare.
Come with me for fun in my buggy
Come along let's go
for the hell of it
See the faces round
they're all looking
Wonder if they'd like
to come for a ride
Numero non salvato, un 340 che non mi dice assolutamente niente. Bah, faccio per schiacciare la cornetta verde, ma prima mi ascolto un altro pezzo di Dune Buggy: troppo ganza, sono troppo avanti.
-Pronto?
-Arianna?
Voce di donna, mezza età. Dall'accento dovrebbe essere della zona.
- Sì sono io. Chi parla?
- Come stai?
E ti sembra una risposta logica?
- Euh bene... Ma chi è che parla?
Adesso intendi rispondere?
- Come, non mi riconosci?
Odio quando la gente fa così, non capisco che gusto si provi a giocare ad Indovinachi al telefono. Se chiedo delucidazioni circa la tua identità, non ho voglia di perdere tempo e di lambiccarmi il cervello. Su, dimmelo senza fare tante storie...
- Non ci credo che non mi riconosci!
- ....
Fai tu... io riattacco. In seguito vorrò sapere chi è il genio che spaccia il mio numero a donnette rimbarburgite.
- Allora come stai?
- Sto bene, ho detto. Ma con...
- Aaaah bene! Allora quando ti sposi?
Fingo di non capire. Si sarà sbagliata, anzi, adesso si correggerà.
-…..
Tossisco e riverso sul microfono del cellulare una serie di Pronto-non-si-sente-più-nulla, alimentando la vaga speranza che quella rinco riattacchi.
- Prontooooo? La linea è disturbata... Poi con questo diluvio.... non si sente nienteee.
Ma quanto ci metti a renderti conto della gaffe?! Muoviti a chiudere la conversazione, dai!
- Pronto? Io ti sento benissimo.
Ok, piano A fallito. Addentriamoci nella chiacchierata.
- Allora, me lo dice o no con chi ho il piacere di interloquire?
- Non ci credo che non mi hai riconosciuta (...) Sono la mamma di Valentina.
Azz, illuminante come informazione. Vediamo un po'... quante Valentine conosco? Tante. Aaaah, vuoi vedere che è la madre dell'estetista? Quella donnetta che abita a due metri da casa, quella che porta sempre il cane a spasso?
Sì, ho deciso che è lei. Però faceva prima a citofonarmi, almeno risparmiavamo sceneggiate imbarazzanti al telefono.
-Oh, hai capito chi sono?
-N... sì...
Facciamo finta di aver capito, almeno arriviamo al dunque.
- Allora tutto bene no?
- Sì. (e allora?)
Ma a questa che gliene frega del mio stato attuale? Mi vedrà passare due o tre volte a giorno sotto le sue finestre.
-Allora? Che mi dici di questo matrimonio?
Rieccola! Aspetta... forse allude alle nozze della mia esimia cugina!
Scatta la domanda innocente: -Quale matrimonio?
- Mi prendi in giro? Il tuo!
In effetti la madre dell'estetista non ne può sapere nulla del matrimonio di mia cugina, che, oltretutto, abita a Perugia e si sposa con uno di Cannara.
- Euh...
Ma scusa, come ci è finito il numero del mio cellulare nelle mani di quella? Tiene i contatti con nonna, poteva chiedere a lei... Neanche la figlia può averglielo fornito, io quando la chiamo uso il fisso.
- Mio? Ma... guardi... non mi risulta.
- Eh?
- Io non mi devo sposare!
Diamine, ho 18 anni.
- Ah no? Sicura?
- ....
- Ma hai capito chi sono io?
- A questo punto non so (XD). Senta una cosa: io sono Arianna, ma forse lei cercava un'altra Arianna.
-....
- No?
- Ma non sei Arianna di Valfabbrica?
- Decisamente no.
Geniale -.-
- Uh! Quindi non ti sposi?
- No.
Comincio ad innervosirmi. Se avessi almeno una piano telefonico che prevede la ricarica!
- Ah, quindi non sei quella che cercavo bla bla bla. E mo? Bla bla bla
Signò, mo basta!: - Arrivederci
- Ma…
Tu tu tu tu
Amen
 

Digitato da Daphne89
venerdì, 07 settembre 2007 alle 00:38
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Non volevate vedere la bambina?

Scenetta wordless della giornata.
 
Le do le le le le
Le do le le le le
Can’t you seee
I’m at your --- Dlin dlon --- feeeeet
*
Taccio. "Oh cribbio, suonano alla porta". Abbasso repentinamente il volume delle casse, tace anche Shakira.
“Cavolo, mi avranno sentito da fuori! Urlavo come una scimmia. Uhm, sarà qualcuno che conosco?”
Tra un chi-sarà ed un chi-non-sarà rialzo il volume a palla per dissimulare quella che poteva essere la mia voce da gatto scorticato. "In qualsiasi caso negherò tutto. Bwahahah"
Mi ricompongo, mi passo una mano tra i capelli per rendermi presentabile e mi schiaffeggio la faccia per buttare via il rincoglionimento pomeridiano che rende il mio faccino ancor più pallido. Allungo una mano sul citofono
- Chi èèèè?
- Sono la moglie dell'architetto.
Bene, non è gente che conosco, figura risparmiata.
“Ehi cocca, ma un nome non ce l'hai? E poi quale architetto? Qui, con tutto questo via vai di operai, tecnici, geometri, ingegneri ed architetti non ci capisco più un tubo […] Eureka, deve essere la moglie di uno che aveva cercato mio padre per lavoro. Sì sì, deve essere così: proprio ieri gli è stata recapitata una lettera a mano da un certo architetto…”
Condenso tutto il mio ragionamento in un:
- Euh, sì le apro.
Vado alla porta (“Ma se fosse una persona malintenzionata? Qualcuno che, approfittando della casa lasciata in mano ad una diciottenne assonnata, si volesse intrufolare abusivamente?” Meglio nascondere una mazza da baseball dietro la schiena...)
Apro e mi ritrovo una signora bionda davanti, mai vista prima.
- Sono la moglie dell'architetto.
- ... -  "Sì quello l'avevo capito."
- ... -  La signora non sa che dire, giacché non reagisco in alcun modo di fronte rivelazione.
Tendo la mano, aspettandomi di ricevere l'ennesima busta da consegnare a mio padre. 
- .....
- .....................
- Sì, mi dica.
- Beh, ero passata questa mattina ma...
“Chi ti ha visto mai?”
- ... ma non ho trovato nessuno. Così sono tornata...
"Adesso metterà la mano in borsa per estrarre la documentazione da lasciare qui e poi potrò tornare di là a sgolarmi. Evidentemente stamane era passata per lo studio di mio padre, ma senza trovarlo."
- ......
- Pensavo che volevate vedere la bambina.
Tutte le mie supposizione crollano.
- Quale bambina?
Al che mi accorgo che la signora si porta appresso un passeggino con una pargoletta di un anno circa. Secondo scervellamento nell'arco di 30 secondi: “Quale architetto della zona ha avuto da poco una figlia? Per quale oscura ragione mai la moglie viene a bussare alla mia porta in un pomeriggio uggioso di settembre per esibire l'erede del casato? Sono sicura di non aver mai visto questa tipa?”
Stupita dalla mia prima sensibile reazione da quando sono apparsa all’uscio, la donna domanda:
- Scusi, ma non è qui l'asilo nido?
Un lampo di luce divina rischiara la scena, squarciando le tenebre del dubbio: ogni interrogativo evapora, ogni supposizione sull'identità e sul mandato della signora bionda va a farsi friggere. Anche la mia espressione, da rincoglionita che era, si fa vispa.
- NO! -  rispondo con sicurezza e felicità, essendo questa la prima interazione verbale di cui sono ben conscia - Ha sbagliato, mi dispiace. (“Citrulla, pensavi davvero di abbandonare la tua prole in un'abitazione così sospetta, dai cui pori escono urla belluine?”) L'asilo nido è qui vicino. Basta salire per questa strada e poi prendere la prima traversa sulla sinistra. Troverà l'asilo nido subito: è la prima porta che incontra."
- ...-  Ora è colei che disturba i miei pomeriggi sonnolenti a mostrare un certo scetticismo.
Ripeto: - Prende le scale, sale, sulla sinistra...
- Ho capito. Ma intende quelle scale? Cioè... le devo fare con il passeggino?
- Sì -  Malefica soddisfazione.

Digitato da Daphne89
giovedì, 06 settembre 2007 alle 00:07
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