Avere 19 anni

24/04
Pari in ogni sua cifra, mese che fa rima con il giorno. Ben abbinata, direi quasi femminile.
Bella data, sì sì.

Digitato da Daphne89
sabato, 26 aprile 2008 alle 17:55
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L'arcobaleno in una busta

Vorrei regalarmi qualcosa di diverso, di insolito:
l’usualità paralizza anche l’immaginazione.
Vorrei mettere un nastro arricciato su una nuvola,
o su un raggio si sole incartato, e poi offrirmi questo regalo.
 
Una settimana fa desideravo una giornata di pioggia, non di quelle, però, che si preannunciano grigie dal mattino: avrei preferito un acquazzone improvviso, per meravigliarmi e sentirmi piena. Afferrata questa sorpresa –impreparata, senza ombrello- avrei rinnovato il gusto di camminare senza meta tra le vie della città, in quell’ora in cui nessuno, a causa dei rituali quotidiani, avrebbe fatto attenzione ad una figura a testa scoperta sotto lo scroscio.
Mi sarei regalata tanti goccioloni di pioggia, pesanti,
quando persino gli specchi non vedono.
Goccioloni di pioggia, per me soltanto:
sul viso, sui capelli, a bagnare i palmi delle mani.
 
Stasera, invece, avrei voglia di una notte di Luglio: calda, la casa silenziosa ed i muri più amichevoli. Le finestre strafilate, qualche rumore da fuori sussurra l’estate alle lenzuola, più leggere della maglietta che indosso. La pelle odia il cotone, ma non riesce a staccarsene: è caldo, davvero. Le stelle pulsano, come tante lucciole, al di là delle persiane in preghiera e il mio respiro cercherebbe di accordarsi al loro brulichio.
 
Vorrei centomila altre cose, ma, in fondo, mi accontento di un regalo solo: quello che, scegliendo al via del viola, ho deciso di non farmi. Sono sempre più convinta che ciò sia giusto, il rimpianto non esiste: ci sono solo le gocce di pioggia, le stelle di una notte di mezza estate ed una canzone – un surrogato di sogno?
Canto tra me e me – non è TantiAuguri, né un pezzo che andava di moda un anno fa. Canto, ma eviterei di condividere le parole con le tre colonne di questo template ed i pochi che si prenderanno la bega di leggere.
[There’s nothing you can say to make me change my mind]
 
Questo sì, è consentito dirlo, ma il resto rimane una nenia mentale. Ogni sillaba, per me, ha un senso preciso: scritta qui se ne svestirebbe per indossare l’una o l’altra maschera.
Del resto, viola non è un colore. Non è nemmeno un fiore, né una persona, né uno strumento musicale. Tutt’altro.

Continuo a canticchiarmi queste quattro strofe, colonna sonora delle mie ultime ore da 18enne. Il calendario, da parte sua, mi ha regalato un trecentosessantaseiesimo giorno da vivere nel limbo beato nei neomaggiorenni: un giorno in più per pensare, ore in meno per agire. Più tempo vuoto si ha, più diventa complicato gestirlo; paradossalmente, quanto più l’organizer risulta intasato, tanto più si rivela semplice incolonnare un elemento dietro l’altro.
 I 18 sono esplosi in un bellissimo vortice di coriandoli (c’era il viola anche tra quei pezzetti di carta?), che dopo essere rimasti sospesi in aria per poco si sono depositati tacitamente a terra. Ora me ne rimangono in pugno pochi, quelli che si erano impigliati nelle pieghe dei ricordi.
 
Tra poco arriverà la mezzanotte a ritoccare ufficialmente quel numero che credo di aver corretto un po’ in anticipo.

Digitato da Daphne89
mercoledì, 23 aprile 2008 alle 23:58
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La

La ruota del tempo, a volte,  inverte il suo corso. Ti riporta sui tuoi passi, le tue scelte - pagine che hai strappato, favole che hai scritto al buio - e ti fa scoprire di nuovo quello spicchio di te che avevi lasciato impolverare dentro ad un armadio.
E pensi che sarebbe bello se tutti fossero come quel diapason: la sua voce non cambia mai - coerente, vibrerà sempre la sua verità. Ora piano, ora più forte, a seconda di quanto è disposto ad ascoltare il legno su cui viene posato


Ognuno con il proprio La, pulito.
 Niente mezzi toni, niente stonature

 

Digitato da Daphne89
domenica, 13 aprile 2008 alle 22:03
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