La stiamo perdendo
Stasera lascio perdere i soliti discorsi sui massimi sistemi, non tanto per l’ora, quanto perchè non posso venirmene qui ogni morte di Papa a raccontarmi attraverso figure vaghe. Lascio perdere i soliti sproloqui per fare un breve resoconto di quello che sta accadendo qua intorno. Poco poetico, poco fantasioso, ma necessario. Mese di svolta? Mese di svolta, sì, in positivo per di più. Sembra che quella sensazione opprimente che mi portavo dietro dai primi di dicembre si sia dissolta nell’aria, oppure è stata mascherata sapientemente. In fondo, un trucco, definitivo o meno, c’è sempre.
Il mio vicolo ha cambiato abito: è stato scorticato del catrame di prima, scavato, operato nei suoi condotti e tubi, riempito di nuovo con la terra e ricoperto di cemento. Adesso manca solo la pavimentazione: finalmente avremo il vicolo lastricato in maniere decente, non più quel catrame ruvido e rattoppato che le mie ginocchia, da giovani, conobbero… con dolore! Ma prima della pars costruens del processo di rivicolizzazione, ci siamo sorbiti una decina di giorni di passerella: sembrava di stare a Venezia, se non fosse stato per gli operai che difficilmente somigliavano a gondolieri ed il vuoto sotto il camminamento posticcio.
Sintomo che lascia sperare bene: il procedere dei lavori nel quartiere significa una sola cosa, che presto dovrò andarmene da qui. Quel fantomatico trasloco di cui parlavo post e post fa, sembra ora vicino, ma realmente, tanto che già si parla di come inscatolare la roba o di comprare i sanitari per il nuovo bagno. Ciò che è veramente paradossale a questo punto è che non so dove andrò a finire. Non mi cercate, vi manderò una cartolina. Gubbio? Boh. Neanche quello è più sicuro. I punti fermi sono due: a) che nel giro di qualche mese dirò ciao alle mura che mi hanno visto crescere; b) che a luglio qualcosa si muoverà comunque, perché – udite udite – lascio questo liceo del cactus. Lunedì 10 si festeggiano i 100 giorni dagli esami: non mi sembra vero, ormai è questione di settimane e poi… diploma in mano, non dico niente! Quale facoltà? Ancora la faccenda è più che nebbiosa, vedremo nelle prossime puntate dove cadrà la scelta. Per ora prendiamoci un respiro tranquillo e viviamo il presente, che ho ritrovato il gusto di aggrapparmi alle ore, senza desiderare che scivolino via anonimamente.
Ieri, tra l’altro, ho sfidato il saliscendi di Gualdo. E che, i Folignati possono io no? Emulando questi studentelli delle svariate fiction americane, me ne sono, infatti, andata a scuola con la bicicletta: tié. In barba alle scalette, ai sampietrini, alle salite, ai discesoni, ai vicoli sbarrati per lavori: sono andata al liceo pedalando. Arrivare là davanti sgommando (e con la patente B nella tasca dei jeans) non ha prezzo, soprattutto se sulle scalette dell’ingresso della scuola ci sono appollaiati tanti pampini del terzo. Comprenderanno più avanti l’appagamento che può derivare da piccole avventure (già, perché con i jeans stretti non è stato molto confortevole il viaggio) come questa. Giornata peraltro stupenda, quasi da mezze maniche.
Voglio sentirmi, non solo vedermi.
È questo che mi fa stare bene, insieme ad un pizzico di pazza stravaganza.
Adesso mi sento meglio, admodum.
Digitato da Daphne89
mercoledì, 27 febbraio 2008 alle 00:41
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