Diario di una sera di metà inverno

Ormai è diventata consuetudine che questo blog raccolga le riflessioni di fine mese.
31 gennaio, domani si gira di nuovo pagina: entra un nuovo mese. Si chiude il primo capitolo del 2008, primo vero momento in cui ho avvertito la maggiore età.
E' una giornata uggiosa: me ne sto chiusa in casa e penso e cerco di scrivere tutto quello che mi si affolla in testa, che mi tinge l’animo ora di colori distesi, ora di tinte accese. Tento di buttar giù quello che mi si accalca nelle dita, ma le mani mi rimangono quasi paralizzate sulla tastiera. Come se volessi deviare il pensiero su altri oggetti, aggirare punti che non mi piacciono, ma a cui sono rimasta indissolubilmente ancorata a causa di un attrito molto forte. E lo sguardo, quello si fissa fuori, al di là dei vetri rigati di pioggia della finestra dello studio.
Gli occhi guardano oltre nello spazio, il pensiero corre avanti nel tempo.
Sì, con amara soddisfazione ogni giorno strappo un foglietto del calendario e mi dico di tener duro, di sopportare ancora un po’. Allegria, è passato un altro giorno. Poi, guardo in terra i pezzi di carta accartocciati senza cura e distrattamente buttati, fogli a cui prima ero solita raccontare i miei piani, e che ora giacciono relitti sul pavimento.
Il cestino è per i sogni falliti, per i tiri andati fuori rete, non per schemi vuoti e giorni non vissuti.
Giorni ormai morti, passati e senza diritto di cittadinanza né nel Paradiso dei successi, né nell’Inferno dell'umiliazione.
Il tempo passa ed in terra le cartacce aumentano.
Le stagioni passano?
Avverto sempre lo stesso clima di freddezza, da troppo ormai per fingere di star bene.
La luna non c’è, dov’è?
Sono prigioniera di questa gabbia, non ho indumenti caldi, armi o difese: l’unico mezzo di riscatto è l’attesa e la speranza che a luna esista. Ho sempre amato guardare in su, fantasticare su spazi immensi e mondi più puri. Alzando il naso non vedo che grigio: rimango lì, impotente, senza neanche uno straccio di ombrello per ripararmi: l’acqua mi scivola sulle guance, mi bagna le labbra e le ciglia.
Entra in me, che covo questa febbre fino alla nausea.

Digitato da Daphne89
giovedì, 31 gennaio 2008 alle 23:00
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Bollettino di fine Gennaio

 
Lo aveva detto anche il telegiornale che questa era destinata ad essere una settimana del cavolo, forse la peggiore dell'anno. Lunedì, quando ho sentito questa notizia, ho concordato in pieno. Non per portare iella da soli, ma come poter dargli torto, per di più se a dirlo è una fonte così autorevole?
Le feste sono lontane, i soldi mancano sempre, il lavoro è oberante, l'influenza infuria, il freddo impazza.
Poi, roba di metà settimana, il governo è caduto. Ieri il Sig. Mortadella ha dichiarato di mettersi a fare il nonno a tempo pieno. Almeno lui sembra alleggerito.
Gli Italiani non si sono smentiti nemmeno questa volta dando spettacolo davanti alle telecamere. Gli Italiani, quelli che l’Italia dovrebbero condurla dai seggi comodi del parlamento, hanno dato una dimostrazione pessima agli Italiani. O è semplicemente un riflesso: gli Italiani rappresentati coerentemente dagli Italiani.
Ed in questo piccolo fazzoletto d'Italia la situazione è simile.
La settimana di Arianna si preannunciava in linea con i programmi nazionali. Berlino alle spalle, energia in rosso, lavoro oberante e la febbre, che torna sempre più spesso.
E continuo a sognare ascensori, biciclette, aerei, automobili e strade.

Digitato da Daphne89
sabato, 26 gennaio 2008 alle 16:11
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Volo

Avevo bisogno di volare l’altra sera, quando, guardando il cielo, un fiocco di neve mi si è posato sulla punta del naso. Si è sciolto subito, la mia pelle scotta: ciò che accade fuori - lo percepisco, anche se vorrei non vedere -, ciò che mi rivolta dentro - in parte ho imparato a farlo tacere - rendono persino le labbra più salate.
Poi le nuvole le ho viste, martedì mattina, ma dall’alto, dove non è altro che blu. Puro e gelido.  Ho volato sì, ma nel senso più concreto: sono state due ali di bullonate a portarmi verso nord. Una purificazione breve, intensa: ci voleva, ringrazio chi me ne ha dato la possibilità. L'aria che ho respirato mi ha temprato, mi ha fatto dimenticare la febbre.

Il 2008 è iniziato bene in fondo.
*

Digitato da Daphne89
martedì, 08 gennaio 2008 alle 23:02
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2008

Torino, la settimana bianca, i miei 18, Ischia, la patente, Turckheim, Strasburgo, Tuebingen, Stoccarda, l’inizio dell’ultimo anno di liceo, il matrimonio di Annalisa. Avrei voluto fare un resoconto dettagliato, mesexmese, di ciò che è stato il 2007.
Lo avrei voluto fare ieri sera, prima di andare al cenone, ma di tempo ce n’è stato molto poco. Poi troppo, prima della mezzanotte, o forse ancora poco. Non saprei: la mezzanotte è scoccata, non è ben chiaro quando. So solo che è arrivata sigillando per sempre l’anno appena trascorso e dando vita al 2008.
Il tempo non è che una convenzione ed il mio orologio è impostato sul fuso orario dell’Azerbaigian.
Buon anno:
la mia mezzanotte non ha visto il buio violentato da scintille, c’erano solo due luci fioche a lambire la quiete dell’asfalto.
Buon anno,
non mi aspetto niente di particolare dai mesi venturi, non ho scritto nessuna letterina a Babbo Natale, né lasciato il dentino sotto il cuscino. Nella federa nascondo soltanto la consapevolezza che questo sarà un anno decisivo.
Benvenuto 2008.
Ho voglia di volare.

Digitato da Daphne89
martedì, 01 gennaio 2008 alle 23:53
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