Neve, Yeti & Bobby
Finalmente neve fu. In città è durata poco: i tetti leggermente imbiancati per una notte, poi, con il sole della mattina dopo, anche quella patina se ne è andata. A Valsorda, però, il fenomeno ha avuto un’altra entità: a 1000 m di quota la temperatura è ben più bassa… morale della favola: spassosissima domenica trascorsa in montagna con gli slittini.
Ore 10: sono ancora a casa, sbraito per vari motivi (tra cui ritardo rispetto alla tabella di marcia ed irreperibilità del bob). Mi faccio al volo due panini per il pranzo, infilo la tuta da sci e calzo gli scarponi da trekking: finalmente siamo tutti pronti – bob compreso- si può partire. Arriviamo a Valsorda e davanti a “Clelia” incontro i primi due Yeti che il freddo ha risparmiato: Alessio e Maurizio. I miei mi lasciano lì e se ne vanno a fare una passeggiata. Così, con il bobbone rosso in spalla (cavalleria?? Campa cavallo! XD) ci avviamo alla ricerca del resto della truppa. Dopo disguidi telefonici e lunghe peregrinazioni troviamo gli altri (Lisa, Fabio, Danny, Stefano e Simone), che stavano battendo la pista già da un’ora. Con 8 pazzi scatenati, tre bob ed uno slittino di legno il divertimento è consequenziale. Peccato che il cielo era nuvoloso, altrimenti mi sarei presa una bella tintarella (il che, a gennaio, è cosa invidiabile). Tra una scivolata e l’altra vediamo comparire pure lo Studio Associato, nella sua integrità. Tuttavia, non so quanto gli sia convenuto: quel violento dello yeti ex-afro ha spaccato un sopracciglio al signor Rocci. Il tutto perché si era incastrato in un bob.
La mattina scivola via più rapida di uno slittino in discesa: il pendio che prima del nostro arrivo era immacolato ora vanta più cicatrici e tagli della faccia di Sandro. Musate, cappottoni, scorpacciate di neve, ibernazione di Stefano. Notevole (ed ho detto tutto) è stata poi la passeggiata sul laghetto ghiacciato. Personalmente, con i miei 65 kg, non mi sono avventurata molto oltre, ma chi è più leggero di me è arrivato un bel pezzo in là. Ovviamente la lastra superficiale ha fatto crack e…. lascio spazio all’immaginazione!
Per pranzo metà della compagnia ritorna a Gualdo ed io rimango con i 3 yeti. Pasto frugale a base di pane congelato.
Camminando con un pezzo di pane in bocca mi imbatto in altri amici, quelli dell’atletica, che se la stavano gustando con gli sci da fondo. Prima o poi dovrò seguirli anche io. Dopodichè torniamo al nostro ermo colle: il pomeriggio ha vantato l’introduzione del match di rotolamento… pazzesco! Scendere giù stile barattolo è un ottimo metodo per perdere i sensi, compreso quello dell’orientamento. Dopo qualche metro i monti davanti cominciano a schizzare da una parte all’altra del campo visivo: non è affatto buon segno. Ristabilito l’equilibrio, precario in partenza, riprendiamo il bob (e stavolta qualcuno ci rimette il fondoschiena). Mannaggia alla gravità! Cavolo, dopo un po’ risalire il pendio costa fatica! Ed i miei compari yeti lo sanno. Mente loro si riposano, l’intrepida bobbista sale più su, dove la neve è ancora vergine e la pendenza aumenta. Tre, due, uno: mi lancio in picchiata, salto dossi, governo perfettamente il mezzo … fin quando non sono costretta a fare una manovra d’emergenza. Una simpatica bimba se ne stava lì, nel bel mezzo della pista, a fissare la mia performance senza muovere un ciglio: gli altri l’avevano data per spacciata XD
Nel pomeriggio il monte si affolla di Gualdesi in tenuta invernale: troppa gente, sì troppa.
Ci sono mia cugina che sta imparando ad usare lo snowboard, diversi liceali, famiglie con prole al seguito. Ci sono anche padri premurosi che consigliano ai loro figliuoli di andare giù con il bob frenando i maniera opportuna. Frenare vuol dire cappottarsi: è automatico. Il genitore accorto continua a redarguire il bambino di 7 anni, che, ahimé, della vita ha già capito tutto: fila giù dritto e sparato come un pendolino. Ed il babbino, ancora a metà strada, soffre come un cane incastrato nella scatoletta di plastica blu, cercando di dare un esempio edificante di come si rallenta (e ci si ribalta).
Verso le 15.30 saluto gli altri per tornare alla base, dove mi attendono un bagno bollente ed un piatto di tagliatelle fumanti.
Digitato da Daphne89
martedì, 30 gennaio 2007 alle 00:03
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