Postumi
Venerdì, Sabato e Domenica sono state tre giornate veramente dense. Togliendo le ore di sonno, posso tranquillamente affermare di aver vissuto sempre in strada. Nel pomeriggio di venerdì è iniziata la 29ª edizione dei Giochi: i tavernieri entrano in piazza per scambiarsi i doni, poi l'araldo legge il celebre "Gente de Gualdo e de le Castella tutte: Udite Udite!". Alle 19.30 appuntamento davanti alla taverna di San Facondino, presso la quale si cena (penne all’arrabbiata e crêpes alla Nutella). Dopo cena, spettacolo degli sbandieratori in piazza.
Sabato mattina niente scuola (evvai!). Esco di casa nel primo pomeriggio per assistere alle prove ed, in seguito, al tiro con la balestra. Mentre il Palio viene affidato in custodia al balestriere vincente, intavolo una "bella conversazione" con il venditore di palloncini, la cui merce, causa vento, infastidiva "leggermente" il pubblico: quando uno è zulù non ci sono rimedi! Onde evitare di non arrivare in tempo utile per goderci il “dopocena”, si va a San Martino prima delle 19. Dopo mezz’ora di fila estenuante, riesco a portare "el damagnà" (come recitava il menu affisso fuori la taverna) al mio branco. Riempiti gli stomachi con crescia e patate, si torna in piazza per il corteo storico. Come ogni anno ciascuna Porta presenta allegorie diverse: San Facondino –che, meritatamente, ha vinto il premio sfilata- aveva allestito bei carri raffiguranti la Vittoria, la fertilità ed i Festeggiamenti; San Benedetto aveva scelto il tema dell’astrologia, San Donato gli scacchi e, infine, San Martino la lana. Entrati in piazza tutti i figuranti, i priori leggono, come consuetudine, i bandi di sfida. In seguito il corteo esce dalla piazza, accompagnato dal suono incalzante dei tamburi. Sono stata quasi 4 ore immobile: immaginatevi che dolore quando mi sono mossa di nuovo!
Ma il giorno clou dell’evento è la domenica: pesa dei carretti e sorteggio delle prove durante la mattinata, giochi veri e propri nel pomeriggio. Se dovessi definire con una sola parola la gara, direi senza dubbio piatta. Mai assistito ad un’edizione del Palio così poco movimentata! La vittoria ha baciato San Donato, mente le altre tre porte sono arrivate seconde a pari merito: no comment. Non c’è stata né emozione, né tensione: già dalla terza prova si conosceva il nome del vincitore.
Tutto sommato la serata è stata positiva: mi sono divertita un sacco a sparare cavolate tra amici! E faceva pure caldo: sono rimasta sempre con la t-shirt della Porta (maglietta di fattura ultraeconomica acquistata presso la bottega dell’Ente Giochi). Secondo Simona avevo bevuto, ma tutti possono testimoniare che sono astemia al 110%. Uffa, capisco che avevo la chiacchiera più spigliata del solito (e normalmente non sono una che discorre poco), ma non ero affatto alticcia: ero solo allegra!! E poi quando si è sobri ci si gode di più la festa! [Acqua Rocchetta: puliti dentro e belli fuori]
Chiudo citando alcune frasi cult del finesettimana (comprensibili, credo, solo per coloro inziati alla mia setta):
“I see skies of green” (by me medesima) “Seh Aria’, di qui altro che Green Day!” (Cød scandalizzata)
“Aho, ma sei tutta finta!” (riportata dal Mito)
“Tu connais Palerme?” “Certo, m’ha fatto scola l’anno scorso!” (Mito, sempre e soltanto)
“Ma la Beta dove si pone in questa teoria?” “A livello della faringe” (menti perverse senza nome)
“L’attesa è stata piacevole, avevo anche Sky.” (e qui chi vuole intendere intenda)
“O’, ma quel babbuino non se azzitta mai??” (Mito forever)
“Ma dove sta il bersaglio? Mica lo vedo!” (Mito) "Per forza, non l'hanno ancora affisso!" (Cød)
"J su la testa c'ha le veneziane" (ancora il Mito)
"Non me dà i pizzichi 'nte le pantasce!" "Dooove??" (qui Ari ha bisogno di spiegazioni circa il significato)
Ed il giorno dopo la festa, tutta la città tace. Pare che durante la notte sia piovuta morfina sui tetti: non una macchina, non un pedone. Un silenzio desertico inonda le vie del centro.
Digitato da Daphne89
lunedì, 25 settembre 2006 alle 23:48
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