Mi piace giocare con le parole.
È forse un reato questo?
Ora lo faccio.
martedì, 13 gennaio 2009 alle 22:04
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Mi piace giocare con le parole.
È forse un reato questo?
Entro in questo blog in punta di piedi, per non far rumore: chissà se ancora mi appartiene, dopo tutto questo tempo che non scrivo nulla di me. Tutto sembra in ordine, come l'ultima volta che sono passata: sì, è ancora mio. Eccomi dunque, di nuovo adagiata tra questi bit, a lasciare un'altra impronta nel tempo, esortata dall'anno che se va.
In questo momento avrei mille e mille parole - su quanto è stato scritto ultimamente nella mia vita - da fissare da qualche parte, ma soltanto una manciata di minuti per farlo.
E' ora di ripercorrere tutto il 2008, mese per mese, per trarne un bilancio.
Persefone è tornata sulla terra. La Primavera è iniziata da un po'. A Persefone l'Ade non piace, non vuole tornarci - il sole fuori è così caldo sulla pelle, mi fa sentire bene, ha cacciato via il pallore dell'Inverno dal mio volto - ed ora si ritrova ad trovare incantesimi per far sì che la bella stagione si dilati e duri in eterno.
Sei mesi di chiusura l'avevano stranita - 2008 caro, te ne stai per andare: ricordi come sei iniziato? Con il cielo in lacrime ed io che gli facevo compagnia. C'erano nuvole, io volevo le stelle! non quei fuochi falsi che fanno rumore e non generano che illusioni. Volevo le stelle e non le vedevo. Caro 2008, quando sei iniziato avevo una gran voglia di volare ed oltrepassare quella cortina di grigiore e mediocrità che mi faceva provare nausea. 2008, mi ha conosciuta con il colore della ribellione in capo, ricordi? Ora volevo tornare com'ero, ma non è stato possibile. Ulteriore segno che la china è stata superata?
Poi l'ultima notte di giugno Persefone si è arrampicata sull'Arcobaleno, bramosa di trovare qualcosa di meraviglioso dall'altra parte. E' scivolata in un mondo nuovo fatto di colori, pregando di riuscire a dar forma alle sue speranze - caro 2008, per me sei iniziato la notte del 30 Giugno, quando mi sono liberata di un grosso fardello. E da allora sono stati sei mesi di Primavera.
Che sia un 2009 senza Invernoviola.
Auguri di Buon Anno
Intanto un piedino ce l'ho messo.
Il tempo per raccontarmi è poco, devo scappare via anche ora.
Vediamo un po' cosa uscirà fuori.
Vediamo un po' come uscirò fuori.
Due anni. Auguri FilodiAri. Prima non ti chiamavi così: eri FreeDaphne, ma l'inflazione di F ha condotto alla tua metamorfosi. E' un nome che si addice ad un labirinto di parole. In due anni ho camminato il giusto, sdipanando la mia matassa di inchiostro.
Sai dove sono arrivata adesso? Diciamo che sono... un passo AVANTI. Quanto suona bene questa parola: sa di ottimismo, di novità, di costruttività!
Quando sei spuntato nel web, nella mia testolina di diciassettenne frullavano piani molti vaghi per dar forma al futuro. Ora il domani - un treno in accelerazione - sta arrivando ed io non mi sposto perchè voglio che mi investa on tutta la sua forza.
Caro blog, tu sei qui, con due soli alle spalle. Io, invece, col naso puntato verso il cielo che pulsa ancora d'estate, me ne sto a contemplare la mia buona stella. Il primo tiro è andato in rete.
Goal: la mia buona stella stasera splende.
Peregrinare di angolo in angolo tra i pensieri, da un fazzoletto di terra all'altro. Così è passata questa breve estate, costretta in due mesi scarsi, da una parte dagli esami, dall'altra dal futuro. E non mi sono fermata, no, per scattare istantanee: le immagini si rincorrevano, sature, e si superavano in un animo variabile, proprio come le nubi del cielo bretone.

Ultima notte di agosto, mi hai dato la voglia di tradurre in parole qualche pensiero che altrimenti sarebbe rimasto a vagare con gli altri in un marasma di speranze, idee, paure, delusioni e progetti.
Progetti, per l'avvenire, tutto da fare, da modellare.
Delusione, per aver creduto che certe cose potessero andare diversamente, per aver visto quei personaggi ostentare ancora la maschera, dopo essersi palesemente traditi.
Paura, fantasma che preme sulle decisioni che ho preso.
Idee, sprazzi di creatività che cancellano via dalla mente gli scarabocchi che provocano distrazione.
E speranze. Speranza che il film in cui mi sono trovata catapultata una delle scorse notti, mentre dormivo, non sia solo un bel sogno in cui specchiarsi.
Presa da mille grilli non mi ero accorta che pian piano mi stavo elevando verso un nuovo mondo, pulsante di vita, dove un vento familiare aveva sciolto il silenzio con le sue storie di città inghiottite dai flutti marini, di pirati e corsari, di sirene dal canto seducente. L'acqua mi lambiva i piedi, una sensazione dolce che faceva sentire la Terra a portata di gamba. Senza che me ne accorgessi, avevo raggiunto la Luna. C'era l'acqua, c'era la vita, c'era colore, c'era calore. Il sipario di ghiaccio era stato finalmente levato.
Durante l'inverno volevo la luna e mi illudevo di toccarla perché c'era un grosso ascensore di cristallo che mi portava sempre più in alto. Sei mesi di buio in un deserto polare, iniziati con fuochi d'artificio che esplodevano in maniera sbagliata. Poi il 30 giugno, inizia l'altra metà dell'anno: una strada innanzi - come la notte del 1 gennaio - ma stavolta moriva in sette colori. Quella sera il cielo aveva battezzato l'Estate con due gocce di pioggia, regalando quello scherzo di luce a chi insegue le sue chimere. Dove sta la fine dell'arcobaleno? Ognuno ha diritto alla sua pentola piena di felicità (in fondo mi accontento di poco io, l'oro lo lascio pure a quei tirchiacci degli gnomi!).
Camminare sull'arcobaleno per raggiungerne la coda si è rivelato impresa alquanto ardua, tanto da esigere un Reset completo: concentrazione e leggerezza.
10 luglio 2008 DIPLOMATA
(continua)
Siamo giunti: è l'ora di scrivere la fine dell'opera.
Ma soprattutto, è ora di SCRIVERE!