Sono io

Mi piace giocare con le parole.

                        È forse un reato questo?

Mi piace nascondere i miei pensieri tra favole, miti e metafore
Devo dichiarare forse ogni
 mio moto d'animo
con immagini elementari?

Se me ne dovessi star qui a palesare tutto quello che mi passa per la mente, tutto quello che sento dentro, allora staccherei subito la connessione e me ne tornerei al caro vecchio diario, quello con le pagine profumate, che scricchiolano quando vai a frugare fra le tue memorie.
Se ora dovessi parlare a chiare lettere della mia vita, non scriverei un blog. Non vedo il motivo di aprirmi così tanto su una piazza così caotica, dove transitano persone di cui non ho presenti i lineamenti, persone che di me non sanno un emerito nulla.

Scusatemi per l'egocentrismo, le smanie di protagonismo, l'egoismo, per non aver chiesto il permesso a chi aveva posto il copyright su storie di mondi migliori di questo.
Basta, o devo chiedere perdono anche a Zeus Olimpico per aver scomodato in questo post una delle sue figlie?
Io non mi sento di certo cittadina della Perfezione, ho i miei nei. E' sbagliato prendersi la scusa del "carattere", ma coprire di fondotinta le proprie idee, allo stesso modo, è peccato.
Sono "così", come probabilmente non mi conoscete: non come prendo forma da queste parole . Questo è solo un velo che porto davanti agli occhi.

Le trame sanno essere
sufficientemente  fitte
da offuscare ciò
che c'è veramente dietro.

Qual è stato, dunque, il problema?
Che il velo l'ho indossato troppo a lungo, anche fuori da questo spazio virtuale.
Che il mio sguardo non trasudava neppure una goccia di quello che provavo.
Il fardello? Cos'è il fardello?
Volete leggerci quello che avete in testa voi: liberissimi di farlo. Ma allora significa che non vi siete mai sforzati minimamente di penetrarlo quel velo (non che fosse vostro dovere), che giorno dopo giorno, vi veniva ostentato davanti.
Il fardello cos'è allora?
E' il velo stesso, che mi ero riproposta di gettare via, è la febbre che mi è passata, è la nausea che mi dava il buongiorno al mattino, è quel colore che se ne è andato via dai miei capelli.
E di nuovo, la febbre e i capelli non sono altro che metafore - sono espressioni che sintetizzano in maniera estrema un concetto - che è mio - un concetto che non ho la presunzione che sia al centro dell'attenzione altrui.
Se gli altri, dunque, vogliono farlo loro e sovrapporci una loro idea, quella è un'altra storia.

Gli errori sono patrimonio dell'umanità.
Senza cicatrici sulle ginocchia
non avrei imparato ad andare in bicicletta.

Se anche una lettera può essere tale, non c'è errore più rimediabile di quello.
Scripta manent, chi l'ha detto? Il fuoco purifica quel genere di sbaglio.
E se ho preso in prestito un nome non mio ... Persefone, non ti preoccupare! lo rimetto a posto, nel giusto scaffale - e non vi preoccupate nemmeno voi, è tutto in ordine. Non vi date assolutamente pena! e per me poi? Io? Non avete forse detto che sono una persona cieca, spietata, piena di me, presuntuosa?
 
Ed io che ancora confido
nella sincerità delle parole

Pensate ancora a ciò? Non vi ho fatto un piacere, in fondo? Del fardello, come l'avete inteso voi, come avete giustamente (perché il pensiero degli altri si rispetta) appuntato, ve ne siete liberati voi. Lasciatemi almeno giocare un po', qui, che non nuoccio a nessuno.
Ora, qui, voglio solo giocare con le favole.
Il punto di vista degli altri, lo concepisco, ma non il puntarmi addosso il dito a causa di una questione retorica.
O è solo un pretesto?

Care mie (o cari miei, se vogliamo tenere viva la farsa fino in fondo), di errori ne ho commessi, lo ammetto. Ma prendere queste quattro righe di diario come spunto per sbattermi in faccia certi epiteti, lo ritengo una violazione di proprietà. Cosa sapete di me?
Un indizio magari lo lascio: sarò cieca, ma non fino ad autoincoronarmi reginetta del mondo... anzi no, che avete scritto? "la prima in tutto!".
[Non ho voglia di dilungarmi
in quisquilie di scarso interesse,
ma qui ci sarebbe da aprire un discorso.
Tutto cosa??]

Non mi sembra di aver chiesto a nessuno di servirmi.
Questa è un'accusa gratuita.
Non mi pare di aver rubato mai nulla.
E questo è il mio vanto più grande.

Se il mio essere protagonista dava fastidio a qualcuno, perché nessuno si è impegnato davvero per farmi scendere da quel trono su cui mi vedevate vanitosamente accomodata?
Per quanto mi riguarda, mai ho avuto il sentore di tenere uno scettro in mano

- del resto, ho motivo di credere
che la mia visione del mondo
- di "quel mondo"-
era altra cosa dalla vostra.
Mi trucco, poi mi lavo la faccia.
Non più Persefone, né Daphne, né Cassandra.
Sono di nuovo io, Arianna, con la mia identità.
Mi piace anche quella.
L'ho mai detto? L'ho mai vantato?
Ora lo faccio.

Perchè almeno quella - al di là di uno stupido gioco - non la rinnego, né la tengo segregata dietro una mail che vuole presentarsi come anonima.


Post Scriptum
E che stavolta quello che ho scritto non venga nuovamente equivocato: l'utilizzo del voi risponde ad una questione formale.

Digitato da Daphne89
martedì, 13 gennaio 2009 alle 22:04
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Persefone

Entro in questo blog in punta di piedi, per non far rumore: chissà se ancora mi appartiene, dopo tutto questo tempo che non scrivo nulla di me. Tutto sembra in ordine, come l'ultima volta che sono passata: sì, è ancora mio. Eccomi dunque, di nuovo adagiata tra questi bit, a lasciare un'altra impronta nel tempo, esortata dall'anno che se va.
In questo momento avrei mille e mille parole - su quanto è stato scritto ultimamente nella mia vita - da fissare da qualche parte, ma soltanto una manciata di minuti per farlo.
E' ora di ripercorrere tutto il 2008, mese per mese, per trarne un bilancio.
Persefone è tornata sulla terra. La Primavera è iniziata da un po'. A Persefone l'Ade non piace, non vuole tornarci - il sole fuori è così caldo sulla pelle, mi fa sentire bene, ha cacciato via il pallore dell'Inverno dal mio volto - ed ora si ritrova ad trovare incantesimi per far sì che la bella stagione si dilati e duri in eterno.
Sei mesi di chiusura l'avevano stranita - 2008 caro, te ne stai per andare: ricordi come sei iniziato? Con il cielo in lacrime ed io che gli facevo compagnia. C'erano nuvole, io volevo le stelle! non quei fuochi falsi che fanno rumore e non generano che illusioni. Volevo le stelle e non le vedevo. Caro 2008, quando sei iniziato avevo una gran voglia di volare ed oltrepassare quella cortina di grigiore e mediocrità che mi faceva provare nausea. 2008, mi ha conosciuta con il colore della ribellione in capo, ricordi? Ora volevo tornare com'ero, ma non è stato possibile. Ulteriore segno che la china è stata superata?
Poi l'ultima notte di giugno Persefone si è arrampicata sull'Arcobaleno, bramosa di trovare qualcosa di meraviglioso dall'altra parte. E' scivolata in un mondo nuovo fatto di colori, pregando di riuscire a dar forma alle sue speranze - caro 2008, per me sei iniziato la notte del 30 Giugno, quando mi sono liberata di un grosso fardello. E da allora sono stati sei mesi di Primavera.
 
Che sia un 2009 senza Invernoviola.
Auguri di Buon Anno

Digitato da Daphne89
mercoledì, 31 dicembre 2008 alle 18:42
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Vita nuova
Box: futuro, vorrei

Intanto un piedino ce l'ho messo.
Il tempo per raccontarmi è poco, devo scappare via anche ora.
Vediamo un po' cosa uscirà fuori.
Vediamo un po' come uscirò fuori.

Digitato da Daphne89
domenica, 21 settembre 2008 alle 14:51
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Due soli

Due anni. Auguri FilodiAri. Prima non ti chiamavi così: eri FreeDaphne, ma l'inflazione di F ha condotto alla tua metamorfosi. E' un nome che si addice ad un labirinto di parole. In due anni ho camminato il giusto, sdipanando la mia matassa di inchiostro.
Sai dove sono arrivata adesso? Diciamo che sono... un passo AVANTI. Quanto suona bene questa parola: sa di ottimismo, di novità, di costruttività!
Quando sei spuntato nel web, nella mia testolina di diciassettenne frullavano piani molti vaghi per dar forma al futuro. Ora il domani - un treno in accelerazione - sta arrivando ed io non mi sposto perchè voglio che mi investa on tutta la sua forza.

Caro blog, tu sei qui, con due soli alle spalle. Io, invece, col naso puntato verso il cielo che pulsa ancora d'estate, me ne sto a contemplare la mia buona stella. Il primo tiro è andato in rete.

Goal: la mia buona stella stasera splende.

Digitato da Daphne89
giovedì, 04 settembre 2008 alle 21:46
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Vita sulla Luna

Peregrinare di angolo in angolo tra i pensieri, da un fazzoletto di terra all'altro. Così è passata questa breve estate, costretta in due mesi scarsi, da una parte dagli esami, dall'altra dal futuro. E non mi sono fermata, no, per scattare istantanee: le immagini si rincorrevano, sature, e si superavano in un animo variabile, proprio come le nubi del cielo bretone.

Ricciolo battuto da te.


Ultima notte di agosto, mi hai dato la voglia di tradurre in parole qualche pensiero che altrimenti sarebbe rimasto a vagare con gli altri in un marasma di speranze, idee, paure, delusioni e progetti.
Progetti, per l'avvenire, tutto da fare, da modellare.
Delusione, per aver creduto che certe cose potessero andare diversamente, per aver visto quei personaggi ostentare ancora la maschera, dopo essersi palesemente traditi.
Paura, fantasma che preme sulle decisioni che ho preso.
Idee, sprazzi di creatività che cancellano via dalla mente gli scarabocchi che provocano distrazione.
E speranze. Speranza che il film in cui mi sono trovata catapultata una delle scorse notti, mentre dormivo, non sia solo un bel sogno in cui specchiarsi.

Presa da mille grilli non mi ero accorta che pian piano mi stavo elevando verso un nuovo mondo, pulsante di vita, dove un vento familiare aveva sciolto il silenzio con le sue storie di città inghiottite dai flutti marini, di pirati e corsari, di sirene dal canto seducente. L'acqua mi lambiva i piedi, una sensazione dolce che faceva sentire la Terra a portata di gamba. Senza che me ne accorgessi, avevo raggiunto la Luna. C'era l'acqua, c'era la vita, c'era colore, c'era calore. Il sipario di ghiaccio era stato finalmente levato.

Durante l'inverno volevo la luna e mi illudevo di toccarla perché c'era un grosso ascensore di cristallo che mi portava sempre più in alto. Sei mesi di buio in un deserto polare, iniziati con fuochi d'artificio che esplodevano in maniera sbagliata. Poi il 30 giugno, inizia l'altra metà dell'anno: una strada innanzi - come la notte del 1 gennaio - ma stavolta moriva in sette colori. Quella sera il cielo aveva battezzato l'Estate con due gocce di pioggia, regalando quello scherzo di luce a chi insegue le sue chimere. Dove sta la fine dell'arcobaleno? Ognuno ha diritto alla sua pentola piena di felicità (in fondo mi accontento di poco io, l'oro lo lascio pure a quei tirchiacci degli gnomi!).
Camminare sull'arcobaleno per raggiungerne la coda si è rivelato impresa alquanto ardua, tanto da esigere un Reset completo: concentrazione e leggerezza.

Digitato da Daphne89
domenica, 31 agosto 2008 alle 22:57
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E si parte dal Traguardo
Box: eventi

10 luglio 2008 DIPLOMATA

(continua)

Digitato da Daphne89
giovedì, 10 luglio 2008 alle 20:34
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Quando il gioco si fa duro

Siamo giunti: è l'ora di scrivere la fine dell'opera.
Ma soprattutto, è ora di SCRIVERE!

 

Digitato da Daphne89
martedì, 17 giugno 2008 alle 23:56
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Pagine conclusive

Dire che la storia è finita, non è giusto: ho elementi per credere che i capitoli più appassionanti – ed insieme pietosi – dovremo ancora scriverli. Stabilire se sarà un piacere o meno leggerli, beh, è un’altra questione. La carta sta per finire e questo pone un grosso limite al nostro romanzo: siamo costretti a buttar giù le ultime battute in fretta, i fogli rimasti sono quelli che sono. Prima sembravano così bianchi ed inutili, tutti quanti ammassati su noi. Ne abbiamo imbrattato uno alla volta, ora di verde, ora di blu, per lo più di grigio; adesso ce li portiamo dietro nella borsa. Le pagine bianche da compilare pretendono attenzione: basta fissarsi sui fogli sporchi di rosso
 Gli ultimi 100 metri da correre in tutta velocità: quando sei piccolo e ti insegnano a sembrare un atleta, il primo precetto è “non guardare mai cosa accade nelle altre corsie”. Seguirò, dunque, anche ora – anche ora che atleta non sono proprio – le due strisce bianche che mi guideranno fino al traguardo. Senza sforare. Senza che altri invadano il mio spazio: chiedo comprensione, rispetto. Chiedo un sorso di novità: è tanto? E' troppo?
 La settimana scorsa non ho pianto, ma non ho neppure esultato. L’indifferenza, però, mi ha riempito di malinconia. L’indifferenza mia, quella degli altri, quella delle mattonelle. Forse è sbagliato vivere alla ricerca dello straordinario: la normalità appare sempre piatta. E quello non era un sorriso: era una smorfia rituale.  E quello che hai detto veniva dal cuore? In quel contesto io non sarei stata capace di dire cose che non fossero frasi fatte, banali e gratuite dal mio punto di vista. Sono rimasta zitta, stendendo un velo di correttore su tanti piani fantasiosi che mi ero fatta nei mesi passati. La realtà è piuttosto un sogno mal disegnato che mi è suonato dentro come una sveglia, in una meravigliosa notte di quasi-luna-piena di cui non era affatto degno. 

Digitato da Daphne89
lunedì, 16 giugno 2008 alle 23:56
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